Il Senato francese ha approvato la proposta di legge Lafon, che rende obbligatori FM e DAB+ sui veicoli nuovi. Il Governo ha attivato la procedura accelerata, e Parigi guarda al precedente italiano per ottenere il via libera di Bruxelles. In Italia, a cinque mesi dal nulla osta europeo, la norma attende ancora l’adozione definitiva.
Il 13 ottobre il Senato francese ha adottato in prima lettura la proposta di legge sulla modernizzazione della radio. L’ha presentata a giugno il senatore Laurent Lafon (UC), che ne è anche relatore. Lo stesso giorno il Governo ha attivato la procedura accelerata, che riduce l’esame a una sola lettura per ciascuna Camera. Il giorno dopo il testo è stato trasmesso all’Assemblea nazionale.
L’articolo 2: FM e DAB+ obbligatori. Il cuore del provvedimento, per chi segue il dossier radio in auto, è l’articolo 2. La norma impone che tutti i veicoli nuovi abbiano terminali di ricezione compatibili FM e DAB+. Il 7 ottobre la commissione Cultura del Senato ha esteso l’obbligo dalle auto per il trasporto di persone anche ai veicoli commerciali. È lo stesso perimetro scelto dall’Italia. L’articolo prevede anche misure per accelerare la diffusione del DAB+ nei ricevitori domestici. La relazione illustrativa spiega così la scelta. Alcuni costruttori stanno eliminando il ricevitore radio integrato, a favore di sistemi basati solo su servizi connessi e piattaforme online. La radio invece resta gratuita, universale, senza abbonamento e particolarmente resiliente nelle crisi. Mantenerla a bordo riguarda quindi il pluralismo, l’accesso all’informazione e la sicurezza pubblica.
La disposizione non è nuova. Era già stata inserita nella riforma dell’audiovisivo pubblico, che però è ferma all’Assemblea nazionale. Il Senato ha scelto di riprenderla in un veicolo legislativo autonomo proprio per accelerarne l’attuazione.
La spinta politica arriva dopo l’appello comune lanciato il 21 settembre da Radio France, dall’Alliance de la Radio e dalle radio associative. L’appello è sostenuto da Arcom, dal Segretariato generale per la difesa e la sicurezza nazionale e dal Ministero della Cultura.
Il precedente italiano come garanzia. Prima di diventare legge, l’articolo 2 dovrà ottenere il via libera della Commissione europea. Al momento del voto, i senatori francesi si sono detti fiduciosi sull’esito di questo esame. La ragione è che la proposta è analoga all’iniziativa italiana, che a maggio ha ottenuto il nulla osta di Bruxelles. Quel risultato era arrivato dopo un primo parere circostanziato su una versione precedente del testo. In altre parole, la strada aperta dall’Italia oggi fa da apripista anche per gli altri Stati membri. Il nostro Paese si è mosso per primo: nella ricezione del Codice delle Comunicazioni Europee aveva esteso l’obbligo a tutti i veicoli, anche commerciali, e ha previsto la ricezione sia FM sia DAB+. AGCOM aveva sollecitato il Governo a colmare la lacuna lasciata dal Codice, contenuta nell’Allegato XI, che impone la ricezione digitale solo se l’autoradio è installata, ma non obbliga a installarla.
A febbraio, nella Giornata mondiale della radio, Confindustria Radio Televisioni ha lanciato la campagna #RadioInAuto. Nei primi dieci giorni lo spot è andato in onda oltre 6.000 volte sulle radio associate.
Il 12 marzo il tema è arrivato al convegno CRTV «Prominence, pluralismo e nuove regole nell’ecosistema digitale», organizzato con la partecipazione di AGCOM. Il focus automotive ha riunito i vertici delle principali radio nazionali e locali su come mantenere la radio al centro dell’abitacolo. I lavori li ha chiusi il Sottosegretario all’informazione e all’editoria Alberto Barachini.
Ad aprile è seguito l’appello congiunto con le società di collecting. In parallelo CRTV ha affiancato il MIMIT nella procedura di notifica TRIS, fino al via libera europeo di maggio (si veda anche Link).
Il rischio del sorpasso. Da allora, però, il percorso italiano si è fermato. Il nulla osta della Commissione non basta: serve l’adozione definitiva della norma a livello nazionale, e quel passaggio non è ancora arrivato. La Francia è partita più tardi, ma ora ha una procedura accelerata, un fronte compatto di emittenti, regolatore e ministeri, e un precedente europeo già scritto. Il modello costruito dall’Italia potrebbe diventare legge prima Oltralpe. Sarebbe un paradosso, perché toglierebbe al nostro Paese il vantaggio di chi ha aperto la strada.
La partita non è solo nazionale. A Bruxelles si negozia il Digital Networks Act, proposto dalla Commissione a gennaio, che sostituirà il Codice europeo delle comunicazioni elettroniche. È l’occasione per chiudere definitivamente la falla dell’Allegato XI. Il Belgio porterà la richiesta in Consiglio, e le associazioni europee del settore chiedono la stessa cosa (si veda). In quel negoziato, uno Stato membro con una norma già in vigore pesa di più di uno con una norma solo autorizzata. Gli argomenti sono gli stessi a Roma come a Parigi. Il broadcast funziona quando cadono le reti mobili. L’ascolto resta gratuito e non profilato. La radio non deve essere chiusa in ecosistemi proprietari dei cruscotti connessi. Sono ragioni che riguardano i 26 milioni di italiani che ogni giorno ascoltano la radio in auto.
L’Italia ha fatto la parte più difficile. Ora serve l’ultimo passo.

