Astrid, Marano: la riforma del servizio pubblico opportunità per valorizzare il ruolo della Rai

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Servizio pubblico come baricentro di stabilità del mercato radiotelevisivo; cicli più lunghi per il CDA e valorizzazione più che privatizzazione della società (modello Raiway) in un’ottica di sviluppo. La tutela della responsabilità dell’editore, tema che sarà al centro del convegno sull’art. 21, per scongiurare povertà tecnologica ed esclusione.

Questo in estrema sintesi il contributo di Antonio Marano – intervenuto in qualità Consigliere e Presidente f.f. del CDA Rai e Presidente di CRTV – al convegno sulla riforma dell’emittente pubblica organizzato dalla Fondazione Astrid che si è svolto il 13 ottobre, presso la sede dell’Enciclopedia Treccani a Roma.

Il convegno ha visto autorevoli esponenti del mondo politico, istituzionale, professionale ed accademico (si veda programma) pronunciarsi sul tema della riforma della Rai, legato anche alla necessità di attuare  il regolamento UE Media Freedom Act,  all’interno del nostro ordinamento. Lo spiunto di discussione fornito dal paper “Per una riforma del servizio pubblico radiotelevisivo” di Fernando Bruno, Vincenzo Lobianco, Antonio Perrucci,
Augusto Preta per Astrid.

L’importanza di un ruolo stabile e riconoscibile per il settore radiotelevisivo e – all’interno di esso, del servizio pubblico, benchmark di sistema –  è stato ribadito con forza da Marano come valore essenziale in una evoluzione tecnologica e di mercato dominata dalla logica algoritmica e dell’IA generativa. Un’evoluzione concentrata nelle mani di pochi operatori privati globali, e uno sviluppo economico, ma anche geopolitico, che minaccia i fondamenti della democrazia, delineati nella nostra carta Costituzionale, in particolare all’art. 21. È quello che abbiamo definito “diritto di sapere” nel convegno organizzato CRTV e le altre due associazioni editoriali italiane FIEG e AIE (rispettivamente, stampa e libri), per la prima volta insieme, che avrà luogo a Roma il prossimo 21 Ottobre (link). “Qui il tema che apriremo al dibattito con i referenti politici e istituzionali è come preservare un intero settore industriale caratterizzato da un ruolo di responsabilità verso il cittadino – offerta di qualità, professionale,  plurale, accessibile, riconoscibile – e fondamentale per costruire senso critico, opinione, coesione sociale: in una parola democrazia”. In una contingenza geopolitica e tecnologica in cui la disinformazione, il fake e la polarizzazione sono agenti destabilizzanti ed escludenti “il ruolo degli editori è oggi minacciato” ha detto il Presidente Marano “dal “suprematismo tecnologico” delle big tech (grandi piattaforme globali e operatori di IA generativa). Una minaccia che richiede interventi urgenti, non solo tempestivi, poteri adeguati di controllo e intervento, reintegro del valore sottratto al sistema Paese: una vera e propria politica di difesa del nostro patrimonio democratico, culturale, di espressione del territorio e dell’identità italiana”.

Per quanto riguarda lo specifico del tema dell’incontro, l’intervento di Antonio Marano ha toccato tre punti principali: canone, governance e modelli di sviluppo.  “È  necessario difendere il canone, come contributo dovuto dal cittadino che, come per la sanità, permette di garantire a chi non può,  di accedere all’informazione e  all’intrattenimento, senza lasciare indientro nessuno”, ha detto Marano, “il servizio pubblico ha bisogno di risorse certe e stabili per garantire a tutti, nessuno escluso, qualità e varietà dell’offerta.  Questo principio ha ispirato anche la difesa del telecomando numerico, all’interno della politica della prominence,  una battaglia sostenuta da Agcom e CRTV per scongiurare la “povertà tecnologica”, ossia l’esclusione di sempre più ampia fasce di popolazione meno digitalizzate dall’accesso al  mezzo  televisivo”.

Riguardo alla governance Marano ha indicato che ritiene opportuno ripristinare il ruolo del Direttore Generale, in una posizione più paritetica con i consiglieri rispetto all’attuale configurazione dell’Amministratore Delegato all’interno del CDA.

Riguardo alle prospettive di sviluppo, “piuttosto che parlare di privatizzazione bisognerebbe parlare di valorizzazione degli asset della media company di servizio pubblico: il modello è quello di Raiway, ossia aprire a partecipazioni minoritarie che permettano di avere maggiore capacità di investire sui contenuti”.  Sempre in un’ottica di sviluppo e innovazione, nella norma in discussione al Senato un aspetto positivo è che prevede una durata di 5 anni del CDA, rispetto al ciclo attuale di 3,  troppo breve per garantire stabilità di gestione e governo.

Video dell’evento a questo link. 

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