Broadcast, democrazia e coesione sociale: a Roma il convegno che mette al centro la TV generalista

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Si è tenuto ieri, 14 maggio 2026, presso la Sala Matteotti della Camera dei Deputati, il convegno I media per la coesione e l’inclusione sociale. La TV generalista come difesa da manipolazioni algoritmiche e dell’AI generativa, organizzato da Copernicani ETS in collaborazione con Confindustria Radio Televisioni. Un pomeriggio denso di interventi, che ha riunito broadcaster, operatori di rete, esperti e rappresentanti politici attorno a una domanda comune: come costruire un ecosistema informativo compatibile con una società democratica matura, nell’era dell’intelligenza artificiale generativa e della frammentazione algoritmica.

Il filo conduttore è emerso con chiarezza fin dai primi interventi: il broadcast televisivo gratuito non è una tecnologia del passato, ma un presidio democratico da difendere. I lavori sono stati aperti da Giacomo Lasorella, Presidente di AGCOM, a cui sono seguiti gli interventi di Mihaela Gavrila, professoressa di Television Studies alla Sapienza Università di Roma, di Bianca Papini per Confindustria Radio TV sulle infrastrutture della DTT, e di Innocenzo Genna, advisor giuridico DTD, sull’evoluzione normativa europea.

Il cuore del pomeriggio è stato il panel degli operatori del settore, coordinato da Francesco Giorgino della RAI, che ha visto la partecipazione di Antonio Marano (Presidente di Confindustria Radio TV), Roberto Cecatto (RaiWay), Giovanni Crudele (La7), Gina Nieri (MFE), Marcello Dolores (Warner Bros. Discovery), Giuseppe Gola (Open Fiber) e Massimo Sarmi (FiberCop).

Agli interventi degli esperti e degli addetti è seguito il commento politico, coordinato da Marco Piccaluga de La7, di Maria Elena Boschi (Italia Viva), Valentina Grippo (Azione), Antonio Nicita (PD) e Roberto Rosso (Forza Italia), a testimonianza di un’attenzione trasversale al tema. Grande l’interesse, la consapevolezza e la sensibilità espressi sui tanti, importanti, argomenti sollevati.

Le conclusioni sono state affidate a Stefano Quintarelli, per Copernicani ETS, informatico, imprenditore ed ex esperto di alto livello sull’AI per la Commissione Europea, che ha chiuso una giornata in cui il messaggio di fondo è risuonato coerente dall’inizio alla fine: difendere il broadcast non è nostalgia. È una necessità democratica. 

La TV come spazio pubblico comune. Ha aperto i lavori è stato Giacomo Lasorella, Presidente di AGCOM, che ha inquadrato la posta in gioco con nettezza. “La televisione gratuita via etere è, insieme alla stampa, forse l’unico sistema che garantisce a ogni cittadino — indipendentemente da reddito, competenza digitale, età o luogo di residenza — l’accesso a un’informazione non profilata, editorialmente verificata e soggetta a responsabilità giuridica.Non è un dettaglio tecnico“, ha sottolineato Lasorella, “ma un fatto di precisa valenza culturale e di sistema“. Quando questo spazio comune si frammenta in bolle, si rischia di perdere non solo qualità dell’informazione, ma la possibilità stessa del discorso pubblico. Sul fronte della resilienza, il Presidente di AGCOM ha richiamato i recenti attacchi cibernetici che hanno colpito le reti TLC in diversi Paesi europei, evidenziando come il broadcast terrestre — per la sua architettura distribuita e indipendente — rappresenti in molti scenari l’unica infrastruttura capace di resistere a questi shock: “un asset di sicurezza nazionale prima che industriale“. Sul fronte dell’IA generativa, ha citato studi recenti che documentano sistemi conversazionali capaci di agire a livello pre-cognitivo, in modo massivo, chirurgico e opaco: una combinazione storicamente inedita che pone la sfida alla “frontiera della sovranità della mente e della libertà cognitiva“.

Difendere le frequenze UHF significa difendere il pluralismo. La coordinatrice della commissione tecnica di Confindustria Radio TV, Bianca Papini, ha affrontato la dimensione infrastrutturale con altrettanta chiarezza. L’architettura one-to-many del broadcast terrestre — che trasmette una volta sola e raggiunge simultaneamente milioni di persone senza identificarle né profilarle — è tecnicamente la più efficiente per la distribuzione di grandi eventi informativi, sportivi e istituzionali. Il fulcro del suo intervento è stata però la difesa della banda UHF 470-694 MHz: ultima frequenza assegnata in via esclusiva al broadcasting televisivo dopo la cessione delle bande 800 e 700 MHz al mobile, è oggi a rischio di ulteriore riduzione in vista dei lavori preparatori dell’ITU. Perderla o indebolirla significherebbe compromettere la capacità del Paese di mantenere una televisione gratuita, pluralista e universale. La posizione di Confindustria Radio TV è netta: il DTT non chiede protezione, chiede riconoscimento e stabilità regolatoria per continuare a svolgere una funzione che il mercato digitale, da solo, non è in grado di garantire.

La TV come infrastruttura di coesione sociale. Mihaela Gavrila (Professoressa di Television Studies, Sapienza Università di Roma) ha offerto una lettura sociologica del ruolo del broadcast, contrapposto ai contenuti generati dalla profilazione commerciale. La televisione generalista, ha argomentato, è un baluardo dell’identità collettiva e della democrazia: garantisce accesso alla cultura e contrasta nuove forme di colonialismo delle infrastrutture sociali. Ha citato il caso Covid come esempio della capacità del broadcast di ricomporre lo spazio pubblico —aumento della platea televisiva con picco di oltre 31 milioni — ricordando che la coesione sociale non è solo missione del servizio pubblico, ma responsabilità collettiva dell’intero sistema televisivo. 

Contro il colonialismo tecnologico, difendere la TV significa difendere la cittadinanza. Il Presidente di Confindustria Radio Televisioni, Antonio Marano ha aperto il panel degli addetti ai lavori usando toni forti. Ha parlato esplicitamente di “colonialismo tecnologico”: i ricavi pubblicitari degli Over The Top in Italia sono cresciuti da 2 a 7 miliardi di euro, sottraendo risorse al sistema editoriale nazionale senza contribuire a fiscalità, occupazione o produzione originale. “Meta in Italia ha fatturato oltre 2,5 miliardi con 24 dipendenti, pari agli occupati di una televisione locale a fronte di editori che rispondono giuridicamente dei propri contenuti, pagano giornalisti e investono nel Paese. Al centro del suo intervento, il nesso tra risorse e libertà dell’informazione: “il giornalismo è libero quando è pagato. Avere risorse stabili per gli editori, per poter retribuire i giornalisti, significa produrre informazione libera e democratica. Online circolano notizie, non informazione: l’informazione è tale quando è verificata, certificata, quando c’è un contributo essenziale di responsabilità”. Gli editori italiani sono tenuti per legge ad avere una testata con direttore responsabile, una redazione, e a rispettare regole di responsabilità civile e penale. Le piattaforme, al contrario, si dichiarano meri distributori, monetizzando contenuti altrui senza assumersi oneri equivalenti. La richiesta è quindi quella di garantire stabilità di risorse per l’intero ecosistema editoriale — dai grandi broadcaster all’emittenza locale, fino alla stampa — come condizione necessaria per un’informazione plurale e indipendente. Reagendo al termine “tele morenti” a volte riferito al pubblico TV, Marano ha infine posto con forza il tema dell’inclusione: “una signora di 90 anni ha il diritto di accedere a un’offerta televisiva ampia senza sentirsi discriminata, perché non è consumatrice digitale, non è web nativa, non si è evoluta sui device. Nessuno va lasciato indietro“.

Tutela dei minori e spazio audiovisivo condiviso e safe. Gina Nieri (Mediaset) ha richiamato il ruolo della televisione nella tutela dei minori e nella garanzia di contenuti sottoposti a responsabilità editoriale. Nel suo intervento, ha sottolineato anche come il modello televisivo tradizionale continui a rappresentare uno spazio regolato e verificato, in contrapposizione all’opacità di molti ambienti digitali. Particolare enfasi è stata posta sul valore dell’esperienza audiovisiva condivisa, intesa come elemento di costruzione culturale e sociale. La televisione, in questa lettura, non è soltanto un mezzo di intrattenimento o informazione, ma un dispositivo che contribuisce alla formazione di un immaginario comune, contrastando la crescente frammentazione della fruizione individuale online.

La televisione gratuita investimento per aziende e pubblico e ponte per l’alfabetizzazione digitale. Per Marcello Dolores, Warner Bros Discovery, che è in Italia da 15 anni e che sperimenta da tempo un’offerta on demand e algoritmica, l’offerta gratuita rimane il core business , poiché permette di raggiungere un pubblico ampio, sperimentare format e canali. “E’ un sistema produttivo solido che restituisce valore a chi investe, al pubblico e a chi ci viene a cercar sui device digitali. Lavoriamo a creare un ponte con le nuove modalità di consumo e distribuzione Sulla prominence per gli smart TV, il fatto che Agcom ha previsto all’interno dell’icona TV la possibilità di accedere alle app delle emittenti permette di innescare un processo di alfabetizzazione.

Tra fonti editoriali e logiche algoritmiche. Giovanni Crudele (La7) ha posto al centro del proprio intervento la dicotomia tra fonti editoriali autorevoli e fonti algoritmiche, sviluppando il tema della prominence su tre piani: crescente centralità delle piattaforme nell’accesso alle notizie, a fronte di una persistente fiducia del pubblico nelle fonti tradizionali; posizionamento di La7, fondato su firme giornalistiche riconoscibili e sulla forza della diretta; implicazioni regolatorie, con la richiesta che le norme sulla prominence garantiscano un equilibrio reale tra accesso, pluralismo e valore editoriale.

La tecnologia broadcast più efficiente e rispettosa dei diritti degli utenti dell’unicast IP; la distribuzione telco dei contenuti passi sulla fibra. Secondo  Roberto Ceccato, AD di RaiWay, l’operatore di rete del servizio pubblico cerca una nuova via conciliativa fra broadcast e broadband. Rai way, insieme a EI Towers è una delle due infrastrutture che sta gestendo con efficienza e efficacia e qualità la distribuzione hertziana della tv. Ma sta anche investendo sull’ ”autostrada digitale” che distribuisce  i media all’utente finale, la CDN, rete neutrale rispettosa di accordi peering con le telco per avere una terzietà tipica da servizio pubblico universale e dare una capacità di distribuzione broadband totalmente sotto il controllo nazionale. Ciò premesso, la tecnologia braodcast rimane inattaccabile ed è arrivata a un livello di efficienza altissima (che quando si arriverà al DVB-T2, a distribuzione congrua degli apparecchi TV sarà efficienza totale) proprio per l’architettura one-to-many a costi fissi e bassissima latenza: l’IP lavora sull’uni-cast, molto meno efficiente e non si investe sul multi-cast perché si vuole mantenere il rapporto ono-to-one e i benefici di profilazione che ne derivano. Le frequenze sono una risorsa fondamentale e irrinunciabile, ha concluso, se l’Italia ha investito tanto sulla fibra è opportuno che si utilizzi tale infrastruttura, e non il mobile, per distribuire tali contenuti ai cittadini.  

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