Il DSA funziona, ma alcune crepe — tempi lunghi, giurisdizioni contese, decisioni disattese — sono ancora da colmare. Il 2026, promette AGCOM, sarà l’anno del consolidamento.
Pubblicata il 10 luglio sul sito Agcom, la seconda Relazione dell’Autorità come Coordinatore dei Servizi Digitali (DSC) per l’Italia fotografa un sistema che, nonostante il Digital Services Act sia entrato in vigore nel febbraio 2024, si trova ancora in una fase di prima applicazione, come ha detto il Presidente GIacomo Lasorella alla presentazione delle Relazione Annuale delle attività (si veda). Non è un dettaglio da poco: significa che gli strumenti pensati per arginare il potere delle grandi piattaforme, contrastare la disinformazione e valorizzare il ruolo dei trusted flagger stanno ancora rodando i propri meccanismi, con luci e ombre che il rapporto non nasconde. Una fase iniziale, sottolinea l’Autorità, che non ne sminuisce però la portata: il regolamento resta lo strumento principale a disposizione dei cittadini per far valere i propri diritti nei confronti dei giganti del web, a partire dai servizi offerti direttamente agli utenti — reclami, richieste di rimozione, tutela in caso di sospensione di un account.
Il nodo delle piattaforme extra-UE. Nel 2025 AGCOM ha ricevuto circa 170 reclami sul DSA, tutti relativi a piattaforme stabilite fuori dall’Italia (soprattutto in Irlanda, sede di Meta, Google e TikTok). Ma dei 38 casi inoltrati ai DSC nazionali competenti, nessuno ha ancora avuto un esito definitivo: l’assenza di termini armonizzati tra Stati membri, denuncia l’Autorità, rischia di lasciare gli utenti italiani meno tutelati di chi usa piattaforme nazionali, specie nei casi di sospensione di account.
Ordini e resistenze. Sul fronte del contrasto ai contenuti illegali, AGCOM ha adottato 2 ordini ex art. 9 e 4 ex art. 10 del DSA. Cloudflare non ha ottemperato a un ordine anti-pirateria né a una richiesta di identificazione legata a un’app IPTV pirata, invocando la giurisdizione USA: è scattata una sanzione. Meta, dal canto suo, ha contestato ad AGCOM il potere stesso di richiedere informazioni in un caso legato alla tutela dei minori (Decreto Caivano): il procedimento sanzionatorio è tuttora in corso. Microsoft/Bing, invece, ha collaborato.
Disinformazione, elezioni e minori. A livello europeo prosegue la conversione in codici vincolanti degli impegni volontari delle piattaforme contro disinformazione e hate speech, insieme all’aggiornamento dell'”Election Toolkit” per la tutela dei processi elettorali. Sul fronte della iguarda la tutela dei minori online: l’Autorità ha condotto attività di test e sperimentazione dell’applicazione europea di age verification, la cui piena operatività è prevista entro la fine dell’anno , e ha definito le modalità tecniche e procedurali che le piattaforme di video sharing e i siti web devono adottare per accertare l’età degli utenti nell’accesso a contenuti pornografici, in attuazione del decreto Caivano. I sistemi dovranno essere tecnologicamente neutrali e fondati sul principio del “doppio anonimato”, senza comportare il trasferimento di dati personali sensibili ai siti o alle piattaforme. Le sentenze del TAR Lazio del 7 aprile 2026 hanno confermato la legittimità dell’intervento regolatorio di AGCOM anche nei confronti di soggetti stabiliti in altri Stati membri, ferma restando la necessità di adattare le procedure previste dalla direttiva e-commerce.
Trusted flagger, luci e crepe. La qualifica è stata concessa a 10 soggetti in Italia (lista), attivi soprattutto su privacy, diritti d’autore e truffe online. Ma il rapporto segnala criticità operative: le piattaforme non sempre trattano con la priorità dovuta le segnalazioni dei trusted flagger, frenate da colli di bottiglia tecnici e processi automatizzati troppo rigidi — un nodo che AGCOM promette di approfondire nel 2026.
Il vero allarme: le decisioni disattese. L’organismo di risoluzione extragiudiziale ADR Center ha gestito quasi 2.800 controversie nel 2025, con Meta come piattaforma più coinvolta. Nell’83,7% dei casi l’organismo ha dato ragione all’utente — ma le piattaforme spesso non eseguono le decisioni, principale fonte di insoddisfazione secondo gli stessi utenti. Il DSA non prevede strumenti per imporre il rispetto di queste pronunce: un limite strutturale che AGCOM considera tra le priorità di lavoro per il 2026.


