Sentenze storiche negli USA, nuove leggi in Europa, enforcement UE in accelerazione, con la app per la verifica dell’età. E l’asimmetria con la TV resta
Il panorama internazionale sulla tutela dei minori online si è evoluto rapidamente nelle ultime settimane (quando avevamo fatto una prima ricognizione, si veda), con nuovi sviluppi legislativi, di enforcement e — novità dirompente — giudiziari (In USA). Il nodo centrale irrisolto è relativo alle soglie di età diverse da Paese a Paese, che rischiano di produrre un patchwork normativo che le piattaforme possono sfruttare e i minori aggirare. Mentre radio e televisione operano da decenni in un ecosistema di responsabilità editoriale consolidata, i social media stanno entrando solo ora in una fase di regolazione strutturata, con asimmetrie ancora significative in termini di obblighi, vigilanza e sanzioni.
Australia: primo bilancio tra successi e lacune. La legge che vieta i social agli under-16, in vigore dal dicembre 2025, ha portato alla disattivazione di circa 5 milioni di account. A fine marzo il governo ha avviato indagini formali su Facebook, Instagram, Snapchat, TikTok e YouTube per possibili violazioni. Restano aperte due sfide legali davanti alla Corte Suprema, e i ragazzi trovano ancora modi per aggirare i controlli, ad esempio usando il riconoscimento facciale per recuperare account sospesi.
Francia: la legge approvata da entrambe le camere, ora la commissione mista. A fine gennaio l’Assemblea Nazionale ha approvato il DDL che vieta i social agli under-15; il 31 marzo anche il Senato ha dato il via libera al testo. È ora prevista una commissione mista paritetica per armonizzare le due versioni, prima della promulgazione definitiva. L’entrata in vigore rimane fissata al 1° settembre 2026 per i nuovi account, con obbligo di verifica e rimozione di quelli esistenti entro fine anno. La legge include anche il divieto di cellulari nelle scuole superiori durante le attività didattiche.
Spagna: proposta ambiziosa, iter lungo. Il premier Sánchez ha annunciato il divieto per gli under-16, con una novità inedita in Europa: la responsabilità penale per i vertici delle piattaforme che non rimuovono contenuti illegali. L’approvazione è attesa non prima di fine 2026.
Regno Unito: consultazione aperta, Parlamento diviso. Il governo ha lanciato il 2 marzo una consultazione pubblica sull’ipotesi di un vero divieto anagrafico, con risposta attesa in estate e possibile nuova legge entro l’autunno (“Growing up in the online world: a national consultation“). Camera dei Lord e Camera dei Comuni si rimbalzano un emendamento per il divieto agli under-16, con un nuovo voto atteso il 15 aprile.
Grecia, accelerazione, social media vietati ai minori di 15 anni da gennaio 2027. La Grecia si prepara a vietare l’accesso ai social media ai ragazzi sotto i 15 anni. L’annuncio è stato fatto dal premier Kyriakos Mitsotakis, che ha fissato l’entrata in vigore al 1° gennaio 2027. Le regole saranno definite con un regolamento atteso per l’estate 2026.
USA: le corti anticipano il legislatore. A fine marzo due giurie americane hanno emesso sentenze destinate a fare storia. Il 24 marzo un tribunale del New Mexico ha condannato Meta a 375 milioni di dollari per non aver protetto i minori dai predatori sessuali sulle sue piattaforme. Il giorno dopo, a Los Angeles, Meta e Google sono state ritenute responsabili per negligenza nel design delle piattaforme — notifiche compulsive, scroll infinito, raccomandazioni algoritmiche — e condannate a risarcire i danni da dipendenza a una giovane utente che aveva iniziato a usare YouTube a sei anni! Le sentenze, già paragonate al “momento Big Tobacco”, aprono la strada a oltre 10.000 cause pendenti e hanno fatto crollare il titolo Meta in Borsa del 7%. La strategia difensiva delle Big Tech — “siamo solo scaffali, responsabili sono i contenuti degli utenti” — è stata esplicitamente respinta: i giudici hanno ritenuto che la responsabilità stia nel design intenzionale delle piattaforme. Si veda il resoconto di NPR (National Public Radio), la radio pubblica americana.
Unione Europea: enforcement in accelerazione. Il Parlamento europeo ha approvato una risoluzione che chiede di fissare a 16 anni il limite minimo in tutta l’UE. La Commissione ha aperto il 26 marzo un procedimento formale contro Snapchat per cinque violazioni del DSA legate alla tutela dei minori, e ha accertato in via preliminare violazioni analoghe da parte di quattro grandi siti pornografici.La presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen ha annunciato che l’applicazione dell’UE per la verifica dell’età sulle piattaforme online è pronta. L’applicazione precedentemente testata da cinque Stati membri dell’UE, tra cui l’Italia, e sarà presto resa disponibile per i cittadini europei. L’app richiederà agli utenti di dimostrare la propria età nel momento di accesso alle piattaforme online, tramite il caricamento di un documento di identità. La nuova app per la verifica dell’età è intuitiva, può essere configurata utilizzando un passaporto o una carta d’identità, consentendo agli utenti di dimostrare la propria età quando accedono ai servizi online, è completamente anonima, funziona su qualsiasi dispositivo ed è open source, adottabile anche nei paesi partner di tutto il mondo, indica la nota stampa. Link alle informazioni (progetto) della app.
Con un intervento di commento all’annuncio della Commissione, il Comissario Agcom Massimiliano Capitanio, oltre a richiamare il quadro normativo italiano, ha specificato che “alcuni mesi fa, la Commissione ha fornito ad alcuni Stati membri, tra cui l’Italia, un codice sorgente per avviare la sperimentazione di una app di age verification, in attuazione dell’art. 28 del DSA, norma che impone alle piattaforme di garantire un elevato livello di sicurezza e tutela della vita privata per proteggere i minori online. Sulla base di questo codice, il Dipartimento della trasformazione digitale ha sviluppato una funzionalità che probabilmente sarà inserita nell’App IO, presumibilmente pronta per l’estate, e che sarà conforme alla regolamentazione di AGCOM“. Link al post su LinkedIn.
Aggiornamenti (29/9/2026).
Australia: il problema del limiti bypassati. I report ufficiali di fine estate indicano che oltre l’80% dei ragazzi tra i 10 e i 15 anni riesce ancora ad accedere ai social. I minori aggirano i blocchi modificando l’età sui profili, usando VPN o migrando su piattaforme minori non ancora strettamente monitorate. Il governo sta ora aggiornando le linee guida per imporre alle Big Tech sistemi di verifica molto più stringenti, sotto la minaccia di sanzioni fino a 50 milioni di dollari australiani.
Francia, la bocciatura costituzionale. Sebbene a fine luglio 2026 il Parlamento avesse approvato in via definitiva il testo fissando l’avvio formale del divieto per i nuovi profili proprio al 1° settembre, lo scenario è radicalmente cambiato il 14 agosto quando il Consiglio Costituzionale francese ha dichiarato incostituzionale la legge per il divieto dei social ai minori di 15 anni. Secondo i giudici costituzionali, il testo approvato rappresentava una “violazione sproporzionata della libertà di espressione e di comunicazione”. Il governo ha già annunciato l’intenzione di far riscrivere il testo per superare i rilievi di incostituzionalità, ma l’applicazione inizialmente prevista per settembre è ufficialmente saltata.
Regno Unito: annunciato il divieto totale per la primavera 2027. Il governo britannico guidato da Keir Starmer ha sciolto le riserve dopo una massiccia consultazione nazionale (“Growing up in the online world”) che ha visto il favore del 90% dei genitori. Il Primo Ministro ha ufficializzato la nuova legge sul ribaltamento delle regole di sicurezza online (Online Safety overhaul). Verrà introdotto un divieto totale di accesso ai social media per tutti i minori di 16 anni. Il ban colpirà Instagram, TikTok, Snapchat, YouTube e X, escludendo invece le app di messaggistica pura come WhatsApp o Signal. L’entrata in vigore formale della legge e dei relativi controlli sui blocchi è ufficialmente fissata per la primavera del 2027.
Spagna: Il disegno di legge “unico” e lo stallo parlamentare.
In Spagna la proposta politica formulata dal Premier Pedro Sánchez a inizio anno ha iniziato a concretizzarsi in un testo normativo. ll governo ha deciso di convogliare il divieto d’uso dei social per gli under-16 all’interno del più ampio Disegno di Legge Organica per la protezione dei minori negli ambienti digitali. Resta confermata la linea durissima della Spagna, che mira a sancire la responsabilità penale diretta dei vertici aziendali delle Big Tech qualora omettano di rimuovere i profili dei minorenni o i contenuti illegali a loro destinati. Allo stato attuale: Il testo si trova ancora nella fase di esame e dibattito parlamentare
Stati Uniti: maxi-patteggiamento e restrizionei tecniche obbligatorie. Negli USA, la pressione dei tribunali ha costretto le Big Tech alla resa prima ancora che intervenisse una legge federale. Il 26 agosto 2026, Meta ha accettato di pagare fino a 18 miliardi di dollari in un arco di dieci anni per chiudere la monumentale causa civile intentata da decine di Stati americani. L’accusa era di aver progettato intenzionalmente Facebook e Instagram per creare dipendenza nei giovani. Oltre al risarcimento economico, Meta si è impegnata legalmente a modificare le piattaforme: limite massimo di utilizzo di due ore giornaliere per gli adolescenti, blocco totale delle notifiche push in orario scolastico (8:00-15:00), congelamento dell’uso dei social da mezzanotte alle 6:00 del mattino (salvo esplicito sblocco dei genitori) (per maggiori dettagli si veda link).


