5G Broadcast, una sfida strategica per il futuro di radio e televisione

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Quando si parla del futuro delle comunicazioni wireless, per radio e televisione la questione va ben oltre l’evoluzione tecnologica. In gioco c’è la capacità dei broadcaster di continuare a svolgere quel ruolo di infrastruttura culturale, informativa e democratica che da decenni garantisce ai cittadini accesso libero e universale ai contenuti.

In un ecosistema mediatico sempre più dominato dalle grandi piattaforme digitali globali, radio e televisione restano infatti gli strumenti che assicurano il pluralismo delle fonti, la valorizzazione delle identità culturali nazionali e locali, la diffusione degli eventi di interesse generale e la capacità di raggiungere l’intera popolazione anche nelle situazioni di emergenza. È in questa prospettiva che il dibattito sul 5G Broadcast assume una rilevanza strategica.

La tecnologia viene infatti considerata da molti come una possibile evoluzione della diffusione terrestre, in grado di coniugare innovazione e continuità. L’obiettivo non è sostituire il modello broadcast che ha garantito per decenni la distribuzione dei contenuti radiotelevisivi, ma trasferirne nel futuro i punti di forza: la trasmissione one-to-many, l’accesso free-to-air, la copertura universale del servizio, la resilienza delle reti e la totale indipendenza da SIM card, piani dati o abbonamenti individuali.

Per il settore radiofonico le prospettive appaiono particolarmente interessanti. Il 5G Broadcast consentirebbe infatti di distribuire programmi audio direttamente ai dispositivi compatibili, comprese le autoradio di nuova generazione, senza congestionare le reti mobili e senza consumare traffico dati degli utenti. Un aspetto tutt’altro che marginale, in una fase in cui i sistemi di infotainment stanno diventando uno dei principali punti di accesso ai contenuti radiofonici e informativi.

Un elemento spesso sottovalutato riguarda poi la natura stessa del 5G Broadcast. Pur essendo sviluppato nell’ambito degli standard della telefonia mobile, il sistema adotta il modello High-Tower High-Power (HTHP), lo stesso che caratterizza storicamente le reti di diffusione radiofonica e televisiva. Questo significa che gli operatori broadcast possono valorizzare il patrimonio infrastrutturale già esistente, mantenendo il controllo diretto delle reti e della distribuzione dei contenuti, senza dipendere dagli operatori mobili.

La vera partita si giocherà però sul piano regolatorio e industriale. Lo sviluppo del 5G Broadcast dipenderà dalle future scelte in materia di spettro radioelettrico, dalla disponibilità di frequenze dedicate e dalla crescita di un ecosistema di mercato capace di assicurare la presenza diffusa di chipset e ricevitori compatibili.

In questo quadro assume particolare rilievo il lavoro di ricerca e sperimentazione avviato dalla Rai insieme a Rai Way e al Centro Ricerche di Torino. I test condotti nelle aree di Roma e Torino stanno consentendo di verificare sul campo le potenzialità della tecnologia, sia per la ricezione di contenuti audiovisivi in mobilità sia per futuri sviluppi nel settore automotive e nei servizi avanzati di distribuzione.

La centralità di questi temi è emersa con forza anche durante il convegno “Wireless & Towers”, organizzato a Bologna da Urban Tech, che ha riunito rappresentanti delle istituzioni, operatori delle telecomunicazioni, broadcaster e aziende tecnologiche per discutere il futuro delle infrastrutture di comunicazione elettronica. Tra i relatori è intervenuto Rosario Alfredo Donato, Direttore Generale di Confindustria Radio Televisioni, che ha richiamato l’attenzione sul ruolo strategico che radio e televisione continueranno a svolgere anche nell’ecosistema digitale dei prossimi anni.

«Il 5G Broadcast rappresenta un’opportunità concreta per proiettare nel futuro i punti di forza del broadcasting», ha osservato Donato. «Parliamo di una tecnologia che consente di mantenere universalità dell’accesso, efficienza distributiva e resilienza delle reti, caratteristiche che hanno sempre distinto radio e televisione come infrastrutture al servizio della collettività».

Nel suo intervento il Direttore Generale di CRTV ha sottolineato come il tema non riguardi esclusivamente l’innovazione tecnologica ma anche il modello di accesso ai contenuti e il ruolo dei media nel sistema democratico. «In una fase in cui la distribuzione dei contenuti è sempre più mediata da piattaforme globali, occorre preservare la capacità dei broadcaster di raggiungere direttamente i cittadini. Il valore del broadcasting non è soltanto industriale o economico: riguarda il pluralismo, l’informazione e la coesione sociale».

Donato ha inoltre evidenziato che il 5G Broadcast può rappresentare un punto di convergenza tra innovazione e tutela degli asset esistenti: «La possibilità di evolvere verso nuovi standard valorizzando le reti già presenti sul territorio e mantenendo l’autonomia degli operatori broadcast costituisce un elemento strategico. Le scelte che verranno compiute nei prossimi anni sul piano regolatorio e spettrale saranno determinanti per costruire un ecosistema digitale aperto, competitivo e realmente orientato all’interesse generale».

Sebbene il percorso verso una piena adozione del 5G Broadcast sia ancora in fase di definizione, la tecnologia rappresenta già oggi uno degli elementi più rilevanti del confronto sul futuro delle comunicazioni elettroniche. Per il mondo radiofonico e televisivo la sfida sarà quella di coniugare innovazione e continuità, garantendo che l’evoluzione tecnologica rafforzi, anziché indebolire, il ruolo dei broadcaster come infrastruttura essenziale al servizio dell’informazione, della cultura e della democrazia.

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