Top players dell’industria audiovisiva europea: chi domina il mercato

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Il nuovo report Top players in the European AV industry – 2024 figures, pubblicato dallo European Audiovisual Observatory, propone una fotografia dei principali gruppi che operano nel settore audiovisivo europeo.: attraverso l’analisi della Top 100 e dei diversi segmenti di mercato, mette in luce un’industria in profonda trasformazione, sempre più segnata dall’ascesa dei servizi OTT e dalla crescente presenza di operatori extra-europei.

Un mercato che cambia struttura, le cifre chiave. Le key figures del 2024 mostrano con chiarezza come l’equilibrio dell’industria audiovisiva europea stia evolvendo:

  • I gruppi con sede in Europa generano il 56% dei ricavi complessivi della Top 100, una quota ancora maggioritaria ma in progressivo calo rispetto agli anni precedenti.
  • I servizi pure OTT rappresentano ormai il 22% dei ricavi AV della Top 100, confermando il peso crescente dello streaming e dei modelli digital-first.
  • Nei segmenti non tradizionali – in particolare SVOD e pubblicità video OTT – l’89% dei ricavi è controllato da operatori non europei, prevalentemente statunitensi.
  • Al contrario, nei mercati più maturi come pay TV e pubblicità televisiva, i gruppi europei mantengono una posizione dominante, con circa il 75% dei ricavi.

Il quadro che emerge è quello di un mercato a due velocità: stabile e ancora fortemente europeo nei comparti tradizionali, molto più competitivo e globalizzato nei servizi digitali.

La Top 100: concentrazione e leadership globale. La classifica dei primi 100 gruppi audiovisivi evidenzia una forte concentrazione dei ricavi ai vertici: Comcast, grazie alle attività europee di Sky, si conferma il primo gruppo AV in Europa per ricavi; seguono grandi piattaforme digitali come Netflix e YouTube, che occupano posizioni di vertice grazie alla forza dei modelli OTT. I primi dieci gruppi concentrano una quota rilevante dei ricavi complessivi, a dimostrazione di un mercato in cui la scala operativa e la presenza multi-territoriale rappresentano un vantaggio competitivo decisivo. Pur essendo numericamente prevalenti nella Top 100, i gruppi europei faticano a eguagliare il peso economico dei grandi player globali.

I top 3 per ricavi AV sono gruppi USA: dopo Comcast (Sky), Netflix domina il mercato pay-AV, YouTube quello pubblicitario-AV

Fonte: Osservatorio Europeo del’Audiovisivo

I mercati audiovisivi per segmento. Il segmento del finanziamento pubblico resta dominato dai principali servizi pubblici radiotelevisivi europei, con risorse concentrate su un numero limitato di operatori nazionali. Questo comparto continua a svolgere un ruolo chiave nel sostegno alla produzione audiovisiva locale. Il mercato della pay TV è fortemente concentrato: circa 35 operatori generano oltre il 90% dei ricavi complessivi. Sky rimane il leader indiscusso, affiancato da grandi gruppi telco europei che integrano offerte televisive e servizi di connettività. Lo streaming in abbonamento (SVOD) è il segmento più dinamico e competitivo. Netflix da sola raccoglie quasi il 40% dei ricavi SVOD in Europa, confermandosi come il punto di riferimento del mercato. Nel complesso, il comparto è dominato da operatori “pure OTT”, in larga parte extra-europei.La pubblicità televisiva tradizionale resta concentrata tra broadcaster nazionali e grandi gruppi europei. Tuttavia, la crescita più significativa si registra nella pubblicità video online, trainata dalle piattaforme OTT e dai servizi di video-sharing, che attraggono una quota crescente degli investimenti pubblicitari.

I gruppi europei controllano i media tradizionali, quelli USA i new media

Fonte: Osservatorio Europeo del’Audiovisivo

M&A e consolidamento. Il report accenna anche alle operazioni dell’ultimo anno in materia di fusioni e acquisizioni (M&A), che continuano a giocare un ruolo rilevante nell’evoluzione dell’industria audiovisiva europea. Un esempio per tutti le recenti acquisizioni di quote di MFE in Germania e Portogallo . Nel 2024 le operazioni si sono concentrate soprattutto sul rafforzamento della scala, sull’integrazione verticale e sul posizionamento nel digitale, con particolare attenzione a streaming e pubblicità online. Il consolidamento ha coinvolto in misura maggiore gruppi globali, mentre i player europei hanno adottato strategie più selettive e focalizzate su ambiti specifici.

Italia: una presenza articolata, ma ancora sbilanciata sui segmenti “legacy”

Il file Excel scaricabile dal report Top players in the European AV industry – 2024 figures consente una lettura trasversale del posizionamento dei gruppi italiani nei diversi segmenti di ricavo audiovisivo, attraverso le classifiche settoriali. Le maggiori evidenze:

  • Top 100 per ricavi AV totali. Nel ranking complessivo dei primi 100 gruppi audiovisivi europei per ricavi totali AV, la presenza italiana è limitata a Media For Europe (MFE) al 16esmo posto, Rai al 19esimo, Tim Visione al 76esimo.
  • Top 10 per finanziamenti pubblici. Nel foglio dedicato al finanziamento pubblico, la presenza italiana è invece strutturale, con RAI che figura al quinto posto dopo ARD, BBC, France Television e ZDF. Spicca, come noto la differenza con il mercato tedesco e britannico, comparabili per dimensoine a quello italiano )
  • Nella Top 50 per ricavi paytv compare Tim Vision al 46esimo posto.
  • Nella Top 50 per ricavi SVOD appaiono Tim Vision e  MFE rispettivamente al 16esimo e 18esimo posto in una classifica dominata da piattaforme globali OTT e operatori non europei con presenza in Europa.
  • Nella Top 50 ricavi pay-TV + SVOD figura solo Tim Vision al 36esimo posto.
  • Nella Top 50 ricavi pubblicitari TV figurano MFE al secondo posto dopo RTL Group (DE), Rai all’undicesimo e La7 al 31esimo
  • MFE e Rai risultano all’11esimo e 19esimo posto nella lista dei Top 45 per ricavi pubblicitari OTT. Spicca la presenza degli OTT USA Google Europe, Meta Europe, e l’entità dei loro ricavi pubblicitari: I ricevi di MFE sono rispettivamente al 2,3 e 6% rispetto al top 3.  al  Tik Tok Europe, Amazon
  • Nel ranking Top 50 ricavi pubblicitari OTT+ TV,  MFE è al quinto posto (dopo Google Europe, Meta Europe; RTL group e Tik Tok Europe) Rai al 15esimo, La 7 al 39esimo, a conferma del peso dell’attività “legacy a riequilibrare in parte i pesi del mercato. I ricavi di MFE restano comunque part al 32% e il 51% dei primi 2.

Un decennio di trasformazioni. L’analisi di lungo periodo (2016-2024) mostra che i ricavi complessivi della Top 100 sono cresciuti di circa il 40%, spinti soprattutto dall’espansione dello streaming e della pubblicità digitale. Al contrario, i gruppi broadcaster e telco registrano una crescita più contenuta e, in alcuni casi, una perdita di quota relativa. In definitiva il report conferma che l’industria audiovisiva europea si trova in una fase di profonda ridefinizione. I gruppi europei restano centrali nei mercati storici, ma la crescita e l’innovazione sono sempre più guidate da piattaforme globali OTT. La Top 100 diventa così lo specchio di un ecosistema ibrido, in cui convivono broadcaster legacy, operatori telco e giganti digitali internazionali.

La navigazione dei diversi segmenti della Top 100 europea restituisce l’immagine di un sistema audiovisivo italiano più presente di quanto suggerirebbe il solo ranking complessivo, ma ancora fortemente sbilanciato verso i segmenti legacy. Gruppi come Media For Europe e RAI mostrano una buona capacità competitiva nella pubblicità televisiva e nel mix TV+OTT, arrivando a posizioni di vertice in alcune classifiche europee. Allo stesso tempo, la presenza italiana nei segmenti a più alta crescita – SVOD e pubblicità OTT pura – resta marginale rispetto ai grandi player globali, con ricavi che rappresentano solo una frazione di quelli dei principali operatori statunitensi.

Nota metodologica. I dati del report Top players in the European AV industry – 2024 figures dell’European Audiovisual Observatory riguardano i principali mercati audiovisivi europei e includono i gruppi con i maggiori ricavi audiovisivi generati in Europa, indipendentemente dalla sede della società madre. I ricavi considerati sono limitati alle attività AV (pay TV, SVOD, pubblicità televisiva e video OTT, finanziamento pubblico) ed escludono le attività non media. Le classifiche e le quote di mercato si basano su dati di bilancio, fonti regolatorie e stime dell’Osservatorio, elaborate secondo criteri omogenei e comparabili.

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