Minacce, sfide e opportunità per l’informazione nel 2025 provengono soprattutto dalle nuove tecnologie di intelligenza artificiale, che stanno cambiando rapidamente il contesto per editori e giornalisti. Come efficacemente sintetizzato nel titolo di un articolo su Italia oggi il 2025 si annuncia come un “anno di mobilitazione per editori e news” (Italia Oggi). È quanto emerge dal report Journalism, media, and tech- nology trends and predictions 2025 del Reuters Institute for the Study of Journalism (Università di Oxford).
Calo del traffico dai social e, in prospettiva, dal search AI. Le minacce arrivano dai cambiamenti nella ricerca e consumo delle news , dalle crisi economiche, e dalle pressioni di politici e altri soggetti che cercano di indebolire «il ruolo del giornalismo istituzionale nel promuovere un di battito democratico informato», ma soprattutto (ed è il fulcro dell’indagine) dall’impatto dell’IA e delle nuove tecnologie. E infatti non è tanto la presidenza Trump che preoccupa (gli annunci di Zuckenberg sul fact checking, non avevano ancora avuto luogo, ndr), poiché potrebbe addirittura generare nuovi lettori alla ricerca di fonti di notizie credibili e verificate, quanto il possibile calo dei rinvii (referrals) provenienti dai motori di ricerca, dopo quello dai social network (-67% da Facebook e -50% da X-Twitter negli ultimi due anni secondo Chartbeat). Le preoccupazioni sono espresse da una cifra: solo il 41% dei dirigenti media intervistati è fiducioso sulle prospettive del giornalismo, il 17% ha basse aspettative Di conseguenza, gli editori stanno dando priorità alle relazioni con le piattaforme di intelligenza artificiale e di social media. Fra esse c’è una maggiore attenzione su YouTube, TikTok e Instagram, mentre il sentiment verso X e Facebook è notevolmente peggiorato con Bluesky e Google Discover che stanno acquisendo importanza come nuovi canali per gli editori. Per ora il traffico da Google non ha subito ripercussioni.
Strettamente legato al tema del traffico, quello degli strumenti di IA. Lo studio rileva che l’intelligenza artificiale generativa è ampiamente utilizzata per trasformare le news in audio, riassunti e traduzioni, e questa è un’opportunità per redazioni e giornalisti. Ma con la diffusione dei sommari generati dall’IA su Chat GPT (in particolare nella versione search), o sullo stesso Google quando andrà a regime l’AI Overview, o i servizi di news automatizzati (es. Perplexity), il rischio è che gli utenti non siano più incentivati ad accedere alle fonti dell’informazione cliccabili nelle note.

Opportunità di business dalla diversificazione dei ricavi. Se 4 su 10 intervistati manifesta preoccupazione, per contro uno su 2 (56%) ha comunque fiducia nelle prospettive di business. Un punto centrale è la diversificazione dei ricavi e dalle interviste emergono 5 nuove fonti: oltre agli abbonamenti e alla pubblicità (display e nativa), eventi, risorse da affiliazione, donazioni e attività correlate (che vanno da prodotti legati ai giochi, alla formazione).
Monetizzazione degli archivi a fini di formazione dei modelli IA. Uno dei nuovi flussi di ricavi, per alcuni sarà costituito dagli accordi con le aziende di intelligenza artificiale principalmente OpenAI, ma anche Perplexity), al punto da rappresentare per molti uno degli obiettivi del 2025. Gli accordi commerciali sollevano criticità (si pensi ai rilievi sollevati dal Garante Privacy a Gedi in Italia, ndr), non ultimo il tema delle intese individuali vs accordi collettivi per il copyright, fra gli intervistati c’è chi rifiuta di fare accordi commerciali di questo tipo.
Trattenere e attrarre il pubblico. Sfida fondamentale, scrivono i due autori Nic Newman e l’italiana Federica Cherubini “sarà quella di coinvolgere nuovamente il pubblico che negli ultimi anni ha perso l’abitudine di fruire delle notizie e attrarre le nuove generazioni. Molti editori cercheranno di migliorare notevolmente la qualità dei propri siti web, creare news experience più personalizzate e investire ulteriormente in audio e, video”.

Nuovo ruolo dell’audio. AER, associazione europea delle radio di cui CRTV è membro, ha fatto una lettura del rapporto, enucleando le principali tendenze e previsioni in tema radiofonico/audio:
- integrazione audio: molti editori intendono integrare funzionalità audio nei loro siti Web e app, tra cui articoli letti, riassunti audio e podcast integrazione è volta ad attrarre ricavi e nuovo pubblico;
- nuovi prodotti audio: alcune aziende media stanno lanciando prodotti audio separati, ad esempio, The Economist ha messo la maggior parte dei propri podcast a pagamento, il servizio ha attirato 30.000 abbonati in sei mesi Die Zeit ha lanciato un’app audio con un abbonamento separato e il New York Times sta sperimentando un abbonamento solo audio tramite piattaforme di terze parti;
- IA e audio: i progressi nell’intelligenza artificiale stanno consentendo agli editori di trasformare articoli di testo in audio in più lingue o toni. Si prevede che questa funzionalità sarà ampiamente esplorata nel 2025 (75% degli editori);
- interazioni vocali: si prevede che l’ascesa delle interfacce conversazionali e degli agenti intelligenti, come Siri aggiornato di Apple e ChatGPT di OpenAI con funzionalità vocali avanzate, renderanno le interazioni vocali più naturali e diffuse. Ciò potrebbe includere la ricezione di aggiornamenti sulle ultime notizie e l’interazione con gli articoli tramite chat vocale.
Istanze degli editori. Il rapporto prevede che nel 2025 ci sarà una spinta degli editori per il supporto di legislatori e regolatori, per un search equo e un equo compenso sui contenuti. Si prevedono altre azioni legali sulla scia di quella del New York Times contro OpenAl, e il debutto di intermediari specializzati in questo ambito.
Lo studio sviluppa i temi emersi dalle interviste in 9 capitoli: disruption nel search, incertezze sulle piattaforme, il ruolo di personalità, quali gli influencer e la creazione delle notizie, affaticamento da news di pubblico e giornalisti, promuovere la crescita aziendale e l’innovazione di prodotto, gestire e trattenere i talenti nella redazione, gestire l’IA generativa e la trasformazione, gestire gli agenti intelligenti e le interfacce conversazionali (se ne è parlato in occasione dell’ultimo CES di Las Vegas, ndr).
L’indagine si basa su 326 interviste a leader dell’informazione a fine 2024 in 51 paesi – fra cui l’Italia (anche se il maggior peso è nell’indagine è attribuito a fonti UK, 19%, l’Italia è al 3%, ndr). Le interviste sono state condotte e fine novembre 2024 (si veda la metodologia). Il lavoro è sostenuto da Google News Initiative.



