Regolamento Privacy (GDPR). A tre mesi dall’entrata in vigore del regolamento UE sulla privacy che sarà direttamente applicabile a partire dal 25 maggio prossimo, le imprese risultano in ritardo nonostante l’onerosità degli adempimenti e delle sanzioni previste. E’ quanto risulta dall’ultima ricerca pubblicata sul tema a livello UE “Finding the missing link in GDPR Compliance” (Senzing). La ricerca ha consultato oltre 1000 imprese nei 5 maggiori mercati dell’Unione (Francia, Germania, Italia Spagna e Regno Unito) rappresentative dei maggiori settori e delle diverse dimensioni aziendali.
Dall’analisi risulta che circa il 60% delle aziende non si sentono pronte – circa un quarto delle imprese UE (24%) è “a rischio” e il 36% è “in difficoltà” – e solo il 29% è consapevole delle pesanti multe in cui si incorre in caso di mancato adempimento.
L’interesse della ricerca è anche nella stima degli oneri dagli adempimenti: in media le imprese riceveranno 89 richieste collegate al GDPR al mese, per le quali dovranno effettuare ricerche di 23 diverse banche dati e dedicare a ciascuna di esse circa 5 minuti. Su base mensile il tempo dedicato sarà di oltre 10.300 minuti (172 ore), vale a dire oltre otto ore di ricerca per giorno lavorativo – l’equivalente di un impiegato dedicato a tempo pieno esclusivamente alle ricerche legate al regolamento. Ma per le grandi aziende (secondo la definizione UE 250+ dipendenti) le ore giornaliere salgono a 60, ossia l’equivalente di 7,5 impiegati dedicati.

Per quanto riguarda le imprese italiane, solo un terzo delle aziende risultava in regola con i nuovi adempimenti anche secondo una recente ricerca di Dla Piper, soprattutto fra quelle operanti nel settore bancario informatico e Tlc. Secondo il Politecnico di Milano tuttavia oltre la metà delle imprese è in fase di adeguamento.
Ma forse più preoccupanti sono i ritardi delle istituzioni nazionali e UE nel fornire linee guida e normativa di attuazione e raccordo. A livello italiano sono richiesti un decreto governativo e diversi decreti legislativi su temi di rilevanza quali le regole di raccordo in materia sanitaria o di i sanzioni. A livello nazionale si attende inoltre di fare chiarezza su norme che appaiono incompatibili quali ad es. la possibilità di procedere al trattamento dei dati con autrocertificazione prevista dalla legge di bilancio e fronte di una richiesta di esonero al Garante contemplata dal Regolamento. Si attendono linee guida UE su consenso, valutazione di impatto privacy, contratto tipo per il responsabile trattamento dati, per citarne alcuni.
CRTV non può mancare di alzare la soglia di attenzione su una criticità che è del sistema industriale nel complesso e di collaborare con Confindustria al riguardo. Per il settore radiotelevisivo l’Associazione ha istituito un gruppo di lavoro dedicato e sta per pubblicare i risultati di una prima ricognizione effettuata in collaborazione con il LawLab della LUISS sulle specifiche del settore radiotelevisivo.


