Nonostante rappresentino quasi la metà dei titoli disponibili, i contenuti europei rimangono meno presenti nei cataloghi rispetto a quelli statunitensi. Il nodo non è la produzione, ma la distribuzione. È quanto risulta dall’ultimo report dell’Osservatorio Europeo dell’Audiovisivo.
Nel mercato europeo del video on demand si sta consolidando un paradosso sempre più evidente: l’Europa produce molti contenuti, ma questi faticano a circolare. Secondo gli ultimi dati del rapporto “Film and TV content in TVOD, SVOD and FOD catalogues – 2025 edition” , le opere europee rappresentano il 46% dei titoli disponibili sulle piattaforme VOD nel continente. Una quota significativa, superiore a quella dei contenuti statunitensi, che si fermano al 33%. Eppure, questa abbondanza non si traduce in visibilità.
Il nodo delle “presenze”. Lo squilibrio emerge osservando le cosiddette presenze, cioè il numero di volte in cui un titolo compare nei diversi cataloghi. Le opere statunitensi costituiscono il 48% delle oltre 2,5 milioni di presenze nei cataloghi VOD dei paesi dell’UE27, ma solo il 33% di tutti i titoli disponibili. Le opere prodotte nell’UE rappresentano invece il 35% dei titoli individuali, ma solo il 22% delle presenze nei cataloghi. In altre parole, i titoli USA circolano molto di più, comparendo su un numero maggiore di piattaforme, mentre quelli europei restano spesso confinati a pochi cataloghi.
Non è un problema di produzione né di circolazione intra UE. La disparità non deriva da una debolezza produttiva. Al contrario, l’Europa dimostra una forte capacità industriale in termini di numero di opere realizzate con un alto livello di circolazione intraeuropea: le opere UE presenti nei cataloghi che provengono da altri Paesi membri rappresentano infatti il 69%, ossia i contenuti europei viaggiano, ma non abbastanza e non in modo uniforme. Il fenomeno è spesso trainato da poli produttivi forti e affinità culturali: i contenuti tedeschi nell’area DACH (Germania, Austria, Svizzera), o quelli francesi in Belgio, mentre mercati come Spagna e Irlanda mostrano una maggiore apertura rispettivamente verso contenuti latinoamericani e britannici. La quota di opere UE nei cataloghi è più alta in Francia (36%), Germania (30%), Italia (28%) e Spagna (26%), tutti importanti poli produttivi europei. I paesi più piccoli, invece, si affidano principalmente a contenuti europei non nazionali. Quattro paesi con industrie audiovisive sviluppate – Danimarca, Repubblica Ceca, Paesi Bassi e Svezia – presentano quote di opere nazionali ed europee in linea con la media UE.
Film dominanti, serie più deboli. Scendendo ad analizzare la tipologia di contenuti, nei cataloghi europei i film rappresentano l’85% delle presenze, le serie TV solo il 15%: ossia proprio nelle serie – segmento strategico per le piattaforme e altamente fidelizzante – la quota europea è più debole. L’analisi evidenzia anche differenze tra i modelli di distribuzione: le piattaforme T-VOD sono le più sbilanciate verso contenuti USA (55%); le S-VOD globali mostrano maggiore diversità, ma una quota UE limitata (23%); i servizi gratuiti (F-OD), spesso legati ai broadcaster nazionali, sono quelli più favorevoli ai contenuti europei (fino al 35%).
Il risultato è una distorsione strutturale: l’utente europeo ha accesso a molti titoli continentali, ma li incontra meno frequentemente rispetto a quelli statunitensi. Una dinamica che solleva interrogativi non solo industriali, ma anche culturali e regolatori, in un contesto in cui la visibilità nei cataloghi è sempre più determinante della produzione stessa.
Metodologia. Per quanto riguarda i film, sono stati analizzati 187 cataloghi TVOD, 837 cataloghi SVOD e 182 cataloghi FOD in 25 paesi dell’UE, sulla base dei dati di JustWatch. Per le serie TV, l’analisi ha riguardato 146 cataloghi TVOD, 425 cataloghi SVOD e 75 cataloghi FOD negli stessi 25 paesi. I dati sono stati raccolti a giugno 2025. Lo studio ha rilevato che 199.613 titoli tra film e stagioni TV erano disponibili su VOD in quel periodo.


