Guerra ibrida, la sicurezza passa anche dall’informazione

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Dopo gli attacchi hacker ai supermercati europei, la guerra ibrida torna al centro del dibattito: anche l’informazione, con le sue reti, è un’infrastruttura da proteggere.

Gli attacchi hacker che nelle ultime ore hanno colpito i sistemi di refrigerazione di diversi supermercati europei riportano l’attenzione sulla guerra ibrida: non operazioni militari, ma azioni che sfruttano la vulnerabilità delle infrastrutture digitali, colpiscono servizi essenziali e puntano a generare instabilità e sfiducia tra i cittadini.

La sicurezza non si misura più soltanto nella capacità di difendere confini e infrastrutture critiche, ma anche nella possibilità per i cittadini di accedere a informazioni affidabili e riconoscibili.

In questo scenario l’informazione è al tempo stesso bersaglio e strumento. Il 16 marzo 2026 il Consiglio dell’Unione europea ha approvato nuove conclusioni sul contrasto alle minacce ibride (si v. comunicato stampa), includendo tra le attività che mettono a rischio la stabilità degli Stati la manipolazione delle informazioni e le ingerenze nei processi elettorali (cosiddette FIMI, Foreign Information Manipulation and Interference). La protezione dello spazio informativo diventa così parte delle politiche di sicurezza, al pari della tutela delle infrastrutture fisiche e digitali.

Gli attacchi di questi giorni mostrano quanto sia vulnerabile un sistema che dipende da tecnologie su cui chi le utilizza non ha controllo. Lo stesso rischio riguarda l’informazione: quando l’accesso alle notizie passa attraverso piattaforme concentrate nelle mani di pochi operatori globali, una funzione essenziale della democrazia resta esposta a logiche e interessi che non necessariamente coincidono con quelli nazionali, con effetti sul pluralismo e sulla capacità dei cittadini di orientarsi.

Per questo la radio e la televisione in chiaro, diffuse rispettivamente via FM e DAB+ e attraverso le reti terrestri, restano un presidio di universalità e continuità del servizio, anche quando le connessioni Internet sono assenti o compromesse. «Radio e televisione arrivano dove la rete non arriva. Funzionano quando la rete si ferma», ha sottolineato il Presidente di Confindustria Radio Televisioni, Antonio Marano, nel suo intervento al convegno “Articolo 21: il diritto di sapere”, promosso il 21 ottobre da CRTV insieme ad AIE e FIEG.

Un ruolo riconosciuto anche dalla Commissione europea, che ha appena presentato nuove linee guida per la preparazione alle emergenze, con raccomandazioni per la continuità operativa, prove di stress e una giornata annuale UE dedicata (si veda comunicato). Tra le misure c’è il Kit delle prime 72 ore, che affida alla radio FM un ruolo centrale nella comunicazione dei rischi, alla luce della continuità informativa garantita dal mezzo in diversi Paesi europei durante le recenti crisi climatiche (si veda news).

Indipendenza delle reti e solidità del sistema editoriale sono dunque condizioni per la sovranità democratica e per la capacità di una società di resistere alle campagne di manipolazione. Lo ha ribadito lo stesso Marano: «La resilienza editoriale e tecnologica è parte della sicurezza democratica del Paese. Un Paese che dipende da infrastrutture altrui per informare i propri cittadini cede una parte della propria autonomia. Un’informazione nazionale forte è il primo anticorpo contro la disinformazione. Come si tutelano i confini, va tutelato il sistema dell’informazione» (ibidem).

Foto di Antoni Shkraba

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