In entrambi i casi la Corte di giustizia europea dà ragione alla Commissione, un passo avanti verso l’equità competitiva e fiscale. La Corte di giustizia di europea ha confermato la multa di 2.4 miliardi a Google per abuso di posizione dominante e ha imposto ad Apple la restituzione delle agevolazioni fiscali ottenute dall’Irlanda.
Nel primo caso, è stata confermata, e rigettato il ricorso di Google, la decisione della Commissione europea. La questione risale al 2017, causa C-48/22, quando la Commissione aveva multato l’azienda statunitense per aver favorito i propri prodotti rispetto a quelli della concorrenza. L’ammenda è di 2,4 miliardi di euro.
Riportiamo un estratto di interesse dal comunicato stampa: […] in tredici paesi dello Spazio economico europeo (SEE) 2, Google aveva privilegiato, sulla sua pagina di risultati di ricerca generale, i risultati del proprio comparatore di prodotti rispetto a quelli dei comparatori di prodotti concorrenti” presentando i risultati di ricerca del suo comparatore di prodotti in prima posizione e valorizzati all’interno di «boxes», con informazioni visive e testuali attraenti a fronte di risultati di ricerca dei comparatori di prodotti concorrenti presentati come semplici risultati generici (link blu) e pertanto “contrariamente ai risultati del comparatore di prodotti di Google, suscettibili di essere retrocessi da algoritmi di aggiustamento nelle pagine di risultati generali di Google”. La Corte ricorda inoltre che “il diritto dell’Unione sanziona non l’esistenza stessa di una posizione dominante, bensì soltanto lo sfruttamento abusivo di quest’ultima. In particolare, sono vietati i comportamenti di imprese in posizione dominante che restringano la concorrenza basata sui meriti e siano dunque suscettibili di causare un pregiudizio alle singole imprese e ai consumatori”.
Nel secondo caso, C-465/20 P, la Corte ha confermato quanto stabilito dalla Commissione 2016, quando aveva deciso che alcune società appartenenti al gruppo Apple avevano beneficiato, dal 1991 al 2014, di vantaggi fiscali costitutivi di un aiuto di Stato concesso dall’Irlanda attraverso due cosiddetti «ruling fiscali» preventivi del 1991 e del 2007. Nel 2020 il Tribunale UE aveva annullato la decisione adottata dalla Commissione, ritenendo che quest’ultima non avesse sufficientemente dimostrato l’esistenza di un vantaggio selettivo a favore di tali società. Con la nuova sentenza, la Corte, investita di un’impugnazione proposta dalla Commissione, annulla la sentenza del Tribunale e statuisce definitivamente sulla controversia. Secondo le stime le tasse arretrate che Apple deve pagare ammontano a 13 miliardi di euro.


