Il mercato del gioco illegale online cresce in Italia, mentre l’Europa aggiorna il quadro normativo sulla pubblicità audiovisiva. Due facce dello stesso problema.
Il mercato del gioco online illegale in Italia vale circa 20 miliardi di euro. Sono i dati dell’Osservatorio Data Room Nexus, che nel solo primo trimestre 2026 ha rilevato oltre 4,5 milioni di utenti italiani attivi e più di 13 milioni di accessi su un campione di 500 siti non autorizzati, pari a circa il 10% del totale dei domini privi di concessione statale. Lo indica Italia Oggi in un articolo dedicato.
Il canale di reclutamento è quasi interamente digitale: social network, influencer, Telegram e WhatsApp costituiscono l’infrastruttura di accesso al gioco nero, con banner, video sponsorizzati e link referral che indirizzano gli utenti verso piattaforme non autorizzate. Un ruolo crescente è svolto dagli influencer, soprattutto su YouTube. Il 90% degli accessi avviene via smartphone.
Il fenomeno è strutturato e resiliente: dopo ogni oscuramento, gli operatori illegali migrano su nuovi domini mantenendo struttura, sistemi di accesso e wallet degli utenti invariati. Sul fronte dei controlli, si auspica un rapido sviluppo del Digital Services Act europeo, con nuovi obblighi per piattaforme come Google, Meta e TikTok.
Questi dati confermano quanto rilevato da CRTV nella propria risposta alla consultazione AGCOM sulla ludopatia (vedi): il divieto di pubblicità sui media tradizionali regolati lascia campo libero a una comunicazione commerciale illegale, incontrollabile e molto più pervasiva, veicolata prevalentemente online.
Il quadro europeo: le nuove regole sulla pubblicità audiovisiva. A offrire una cornice di riferimento sovranazionale è il nuovo rapporto comparativo dell’Osservatorio Europeo dell’Audiovisivo, pubblicato il 5 maggio 2026 e cofinanziato dalla Commissione Europea: “Stricter and more detailed national rules for audiovisual commercial communications“. Lo studio copre tutti gli Stati membri dell’UE più la Norvegia ed è basato su questionari compilati da esperti nazionali, una fase di validazione con le autorità di regolamentazione e ulteriori attività di ricerca. Esamina come i Paesi europei recepiscono e talvolta superano — con norme più dettagliate o più restrittive — le regole fissate dalla Direttiva sui Servizi di Media Audiovisivi (AVMSD) per categorie di prodotti ad alto rischio, tra cui alcol, gioco d’azzardo, servizi finanziari e farmaci da banco.

Sul gioco d’azzardo in particolare, il rapporto rileva che si tratta del settore con la più intensa regolamentazione specifica a livello nazionale: molti Paesi hanno introdotto restrizioni su orari, messaggi e target della pubblicità, affiancando alla legislazione codici di autoregolamentazione. Il dato più significativo per il dibattito italiano riguarda però l’estensione dell’ambito di applicazione delle norme: le regole pubblicitarie non si limitano più ai broadcaster tradizionali, ma si estendono alle piattaforme video on demand, alle piattaforme di condivisione video e agli influencer. Un’evoluzione che riflette la realtà dell’ecosistema digitale attuale dove è necessario e urgente regolare in modo coerente tutti i canali di comunicazione, senza distinzioni che finiscono per premiare i più opachi.

Photo credits: Vanessa Valkhof


