Breaking News: la frammentazione dei canali di accesso alle notizie

ofcom-logo-72-ppi

Condividi l'articolo

Dai dati del News Report 2026 di Ofcom, una conferma della difficoltà di accedere a contenuti affidabili nel “rumore di fondo” dell’ecosistema digitale. E del valore attribuito alla professionalità e alla responsabilità degli editori.

Gli adulti britannici si imbattono oggi in una media di circa 12 diverse fonti di informazione al mese, che salgono a 18 nella fascia 25-34 anni. Quasi tre adulti su quattro (73%) accedono alle notizie attraverso intermediari online (social media, piattaforme video, motori di ricerca, aggregatori e strumenti di IA), mentre quasi sei su dieci (57%) si informano direttamente sui siti e sulle app degli editori. Questi ultimi competono per l’attenzione con intermediari, commentatori, influencer e testate specializzate. È la frammentazione delle fonti il dato più evidente del News Report 2026 di Ofcom, l’autorità britannica delle comunicazioni: notizie guidate dagli algoritmi e veicolate da “gatekeeper” come i social e, ora, l’intelligenza artificiale.

I social media e le piattaforme di condivisione video restano il principale canale di accesso: li usa il 60% degli adulti, quota che sale al 78% sia tra i 16-24enni sia tra i ragazzi di 12-15 anni, analizzati per la prima volta nel rapporto. Facebook è ancora la piattaforma più usata per le notizie (39%), ma YouTube (33%) ha dimezzato il distacco rispetto al 2025. La fruizione è sempre più passiva e incidentale, tra feed personalizzati e suggerimenti. Tuttavia, solo il 2% si informa esclusivamente sui social.

Per la prima volta il rapporto esamina anche l’uso dell’IA: il 21% degli adulti ha utilizzato un’APP o un servizio di intelligenza artificiale per informarsi, soprattutto giovani e famiglie benestanti; ChatGPT è il più usato (13%). Il pubblico però resta prudente: il 56% dichiara di avere meno fiducia in una notizia scritta dall’IA che in una redatta da una persona.

«Nell’attuale contesto di costante connessione, molte persone non vanno direttamente alla ricerca delle notizie: sono le notizie ad arrivare a loro attraverso vari intermediari online, sempre più spesso basati sull’intelligenza artificiale», spiega Ian Macrae, Direttore della Market Intelligence di Ofcom. «Tuttavia, pur scoprendo le notizie in modi nuovi, il pubblico resta attento e selettivo nella scelta delle fonti di cui fidarsi, specialmente in momenti come le elezioni, e i marchi dei media di servizio pubblico continuano a svolgere un ruolo fondamentale. Alla luce dei profondi cambiamenti che stanno trasformando il panorama dell’informazione, i media di servizio pubblico* devono continuare a evolvere le proprie strategie di distribuzione per raggiungere il pubblico laddove si trova e, in ultima analisi, per evitare di essere sopraffatti dal rumore di fondo».

Le piattaforme distribuiscono, le redazioni producono. Il dato forse più significativo è che, anche quando passano per social, piattaforme video e IA, i contenuti informativi provengono ancora in larga parte dalle emittenti tradizionali più che dai creator nativi digitali. La BBC è la fonte più utilizzata in assoluto: raggiunge l’80% degli adulti, tra fruizione diretta e social, e due terzi dei 16-24enni. È anche la più presente su tutte le principali piattaforme, seguita da Sky e ITV.

Lo stesso vale per i più giovani: il 70% dei 12-15enni che usano X e il 64% di quelli che usano YouTube vi hanno visto notizie di emittenti britanniche. L’unica eccezione è TikTok, dove tra i ragazzi i contenuti di influencer e commentatori indipendenti (46%) superano di poco quelli delle emittenti (42%).

Oltre otto adulti su dieci si informano online e, dei circa 72 minuti quotidiani dedicati alle notizie, 34 sono online contro 18 in TV, che resta comunque un canale fondamentale (79%).

Quando conta, si torna alle fonti affidabili. Quando la posta in gioco è alta, il pubblico si rivolge alle fonti di cui si fida. In occasione delle elezioni di maggio 2026 in Inghilterra, Scozia e Galles, la televisione è stata la fonte più utilizzata, raggiungendo il 62% delle persone informate sul voto: quasi il doppio delle fonti online (33%). Il 64% ha preferito una copertura approfondita, come articoli e notiziari, contro il 18% che ha scelto formati brevi. I media tradizionali sono stati giudicati molto più affidabili, accurati e imparziali dei social.

Resta forte anche l’informazione locale: ne fruisce il 95% degli adulti e sette su dieci la considerano tra le più importanti.

I dati Ofcom confermano ciò che Confindustria Radio Televisioni sostiene da tempo: moltiplicare i canali non significa moltiplicare l’informazione di qualità. In un ecosistema frammentato, governato dagli algoritmi e ora anche dall’intelligenza artificiale, i lettori continuano a cercare e a riconoscere notizie accessibili, verificate e attendibili, prodotte con responsabilità e professionalità. È il valore che solo gli editori sono in grado di garantire, e di cui le stesse piattaforme beneficiano, visto che gran parte di ciò che vi circola nasce dal lavoro delle redazioni. La sfida è raggiungere il pubblico dove si trova senza farsi sommergere dal rumore di fondo; la condizione è che questo lavoro venga riconosciuto e promosso.

Il tema del valore dell’editoria – radiotv, stampa, libri – sarà oggetto del nostro convegno “Articolo 21: il diritto di sapere”.

*Si ricorda che per media di servizio pubblico nel regno Unito, per il settore radiotelevisivo si intendono tutte le emittenti autorizzate.

Articoli correlati