Agcom, Relazione 2024, iniziative e dati radioTV

Agcom RELAZIONE ANNUALE_2024

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Par condicio, segnalazione a Parlamento e Governo e norme per le elezioni europee; quote audiovisive e regime del tax credit; LCN ed icona di accesso ai canali della TV digitale terrestre; designazione dell’Autorità quale coordinatore nazionale del settore dei servizi digitali; contrasto della pirateria online con la piattaforma di intervento perle  trasmissioni live. Sono alcune delle attività di rilevanza per i media radiotelevisivi svolte o avviate nel 2023 dall’Agcom e documentate nella Relazione Annuale 2024 presentata di recente alla Camera.  Le ripercorriamo di seguito insieme ai dati principali di settore.

Par condicio. L’Autorità ha ricordato i propri interventi: la segnalazione trasmessa al Parlamento e al Governo del 28 luglio 2023, dove ha indicato che la disciplina vigente, concepita in un contesto analogico, “non è facilmente applicabile al nuovo ecosistema digitale, e rischia di non assicurare la effettiva partecipazione di tutti i soggetti politici al dibattito politico elettorale”. Come noto, CRTV ha più volte sollecitato gli interlocutori politici a istituzionali al riguardo. In occasione delle elezioni del Parlamento europeo dell’8 e 9 giugno 2024, l’Autorità, con delibera n. 90/24/CONS ha approvato alcune regole per l’applicazione della disciplina in materia di comunicazione politica e di parità di accesso ai mezzi di informazione, introducendo in particolare gli indici di ascolto per fascia oraria come criterio integrativo di valutazione di natura qualitativa. Tali criteri sono stati fatti propri anche dalla Commissione parlamentare per l’indirizzo generale e la vigilanza dei servizi radiotelevisivi con apposita delibera del 9 aprile 2024 e applicate anche  alla concessionaria del servizio pubblico. Il nuovo regolamento ha inoltre esteso la disciplina della par condicio alle testate online, le cui sezioni video equiparate ai fornitori di media audiovisivi.

Quote audiovisive. Altra segnalazione, questa volta al solo Governo, è quella del 27 giugno 2023, in cui l’Autorità ha posto l’accento su alcuni aspetti critici della disciplina in materia di tutela e promozione della produzione audiovisiva europea e indipendente e del relativo regime del tax credit. Nella segnalazione, a valle di delle evidenze derivanti dalle attività di monitoraggio e di verifica annuale condotte si invita a “valutare l’opportunità di un riesame dell’attuale impianto del sistema delle c.d. quote e sotto-quote europee, dettagliato e rigido, a favore di una maggiore semplificazione, flessibilità e trasparenza“. Inoltre, l’Autorità evidenzia l’opportunità di una riflessione su modalità, organizzazione e criteri di applicazione del credito di imposta, strumento che, pur avendo contribuito in modo decisivo allo sviluppo del settore audiovisivo, opera in un contesto notevolmente mutato. Una valutazione ha riguardato anche l’opportunità di definizione di strumenti di sostegno alla crescita della produzione audiovisiva nazionale, previsti dalla legge n. 220/2016, privi al momento di concreta attuazione nonché la necessità di promuovere una riflessione, anche a livello europeo, sull’adozione di una definizione di produttore indipendente omogenea tra tutti gli Stati membri – per incongruenze nella valutazione delle eventuali situazioni di controllo o collegamento con i fornitori di servizi media. Con decreto legislativo 25 marzo 2024, n. 50, ha ricordato l’Autorità, il Governo ha dato seguito alla segnalazione dal punto di vista della semplificazione modificando il TUSMA attraverso la rimozione delle sotto-quote per tipologia di investimento.

LCN e  accesso ai canali DTT. Le attività predisposte nel 2023 (consultazione degli stakeholder e creazione di tavoli ad hoc, partecipati anche da CRTV), hanno portato a finalizzare le prime disposizioni atte a facilitare l’accessibilità dei canali della tv digitale terrestre sullo schermo televisivo – LCN, telecomando, icona – il regolamento relativo a quest’ultima è di questi giorni, come documentato da CRTV. Si tratta del primo passo fondamentale in attesa del provvedimento sulla prominence dei servizi di interesse generale offerti su piattaforma IP (si v. comunicato).

C’è poi il tema del contrasto alla pirateria online, con l’adozione del nuovo regolamento sul diritto d’autore, che, in ottemperanza alle disposizioni contenute nella legge n. 93/23, ha attribuito nuovi poteri all’Autorità con riguardo agli illeciti in ambito di eventi trasmessi in diretta, con la novità del perfezionamento dell’istituto del provvedimento cautelare, già introdotto nel 2018e lo sviluppo di una piattaforma tecnologica per l’esecuzione immediata delle misure di disabilitazione conseguenti allo stesso. Sempre in tema di implementazione della direttiva copyright uno specifico provvedimento (adottato con la delibera n. 95/24/CONS) ha permesso di affrontare tematiche molto varie, che vanno dall’ l’assistenza negoziale per la concessione di licenze per piattaforme di VOD, gli obblighi di trasparenza ed il meccanismo di adeguamento contrattuale a beneficio di autori ed artisti, interpreti o esecutori al meccanismo di risoluzione di controversie su queste materie, fino alle c.d. “licenze collettive estese” e ai criteri per la determinazione della rappresentatività degli organismi di gestione collettiva titolati a concederle.

Nell’ambito delle attività conseguenti alla designazione dell’Autorità quale coordinatore nazionale del settore dei servizi digitali, infine, nella relazione si menzionano i provvedimenti assunti in materia di certificazione degli organismi di risoluzione delle controversie, in tema di definizione della procedura per il riconoscimento della qualifica di segnalatore attendibile e per la presentazione dei reclami. Con delibera n. 115/23/CONS sono state redatte le linee guida sui criteri che i prestatori di servizi di condivisione di contenuti online devono seguire affinché siano messi a disposizione dei propri utenti mezzi di reclamo celeri ed efficaci per la rimozione o la dis-abilitazione di contenuti per presunta violazione del diritto d’autore (nonché la  procedura per la risoluzione delle controversie. 

I dati del settore radiotv a fine 2023. Le tensioni geopolitiche, il persistere della stagnazione economica e finanziaria, e il PIL al di sotto dei livelli del 2022, ancorché in crescita, hanno influito sui consumi dei media tradizionali, con un calo del 2% dell’acquisto di contenuti da parte degli utenti, incidono su questo calo soprattutto la stampa e gli abbonamenti paytv satellitare, indica l’Autorità nel capitolo dedicato ai media. Ripresa altalenante rispetto al 2019 (pre-Covid), con flessione anche per le risorse pubbliche (-1%) con l’influenza dei minori introiti della concessionaria di servizio pubblico radioTV, a1,8 miliardi di euro; in crescita ma sempre al di sotto dei livelli 2019, i ricavi pubblicitari (+1,2%). La maggiore componente del sistema restano i ricavi lato utente (43%), seguiti dai pubblicitari (38%) e pubblici (19%).

Ricavi complessivi, crescono tv e radio. Permane la posizione prevalente della TV (72% dei ricavi del settore), cresce la radio, prossima al 6% delle entrate complessive, cala la stampa. Tutti i media tradizionali calano a livello di incidenza sul PIL (0,53% complessivamente).

Stabile la TV in chiaro, payTV superamento dell’online che traina la crescita. La quota maggiore delle risorse economiche complessive (58,3%) per­mane appannaggio del mercato dei servizi di media audiovisivi in chiaro, che nel 2023, valgono 4,8 miliardi di euro, in leggero aumento rispetto al 2022 (+0,2%). Un maggiore incremento (+3%) si riscontra per i ricavi totali della tv a pagamen­to, che superano i 3,4 miliardi.

All’interno del settore pay si riscontra tuttavia nel 2023 il superamento di una soglia importante: i ricavi delle offerte a pagamento nel 2023 raggiungono il 53% del totale, con un incremento di 5 punti percentuali rispetto al 2022. I ricavi riferibili a quest’ultima componente raggiungono 1,8 miliardi di euro nel 2023, e guidano la crescita del settore, che anzi nella sua componente pay “tradizionale” non c’è (calo del 4,3% nel 2023):  in 5 anni, dal 2019 al 2023, sono oltre 38 i punti percentuali acquisiti dal pay online e questa appare una tendenza strutturale anche a valle dell’accelerazione subita nel periodo Covid.

Radio, si conferma la ripresa del settore dal 2020, anche se ancora non sono stati raggiunti i livelli pre-Covid. I ricavi derivanti dall’esercizio dell’attività radiofonica sono passati da 605 milioni di euro nel 2022 a 635 milioni nel 2023 (+4,9%), con un aumento dei tassi annui nell’ultimo biennio.

I ricavi da pubblicità radiofoni­ca, continuano a rappresentare la fonte di finanziamento prevalente del settore, sono pari a 493 milioni di euro (77,6% del totale risorse), con un incremento del 7,1% rispetto all’e­sercizio precedente, si contraggono le fonti di natura pubblica – convenzioni e provvidenze (quasi 53 milioni di euro) – 3,3%; entrate da canone per il servizio pubblico radiofonico, 89 milioni di euro, -1,4%.  Il settore è sostanzial­mente stabile sotto il profilo della concentrazio­ne, che continua a essere contenuta, 1.000 punti, sono 1800 per la tv). Al primo posto Rai, seguita da Finivest (operante nel settore tramite le società del gruppo MFE-Me­diaset) e Gedi.

Link alla Relazione Annuale 2024

Link al discorso del Presidente Lasorella

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