Il 14 aprile scorso, a Montecitorio, il presidente dell’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato, Roberto Rustichelli, ha presentato la sua ultima relazione annuale al Parlamento, tracciando il bilancio di un settennato — 2019-2025 — nel quale le grandi piattaforme digitali sono uno dei principali terreni di sfida per l’antitrust italiano ed europeo.
Il solo 2025 ha prodotto tre interventi di rilievo nel settore. Apple è stata sanzionata per circa 100 milioni di euro per aver imposto condizioni opache e sproporzionate agli sviluppatori di app nell’ottenimento del consenso alla profilazione degli utenti, pratica qualificata come abuso di sfruttamento. Meta è stata coinvolta in due procedimenti distinti: uno sul rinnovo del contratto con la SIAE — chiuso con impegni che riequilibrano il rapporto negoziale e garantiscono la disponibilità delle opere musicali italiane su Instagram e Facebook; e uno, più significativo per le sue implicazioni future, sull’accesso a WhatsApp da parte di operatori concorrenti nei servizi di chatbot basati sull’intelligenza artificiale. In quest’ultimo caso l’Autorità ha adottato misure cautelari per scongiurare un deterioramento irreversibile della concorrenza tra nuovi entranti: la Commissione europea ha poi esteso l’intervento agli altri Paesi dell’Unione. Guardando all’arco del settennato, si aggiungono la maxi-sanzione ad Amazon per pratiche discriminatorie verso i concorrenti sul marketplace, l’intervento su Google per diniego di accesso alla propria piattaforma — principio poi confermato dalla Corte di Giustizia UE nella sentenza del febbraio 2025 (causa C-233/23) — e i provvedimenti su TikTok per profilazione algoritmica che espone i minori a contenuti pericolosi. Sul fronte dell’intelligenza artificiale generativa, l’Autorità ha concluso nel 2025 un procedimento nei confronti di Deepseek imponendo obblighi informativi sulle cosiddette allucinazioni dei chatbot, con un secondo procedimento ancora pendente. Il quadro normativo europeo ha accompagnato e rafforzato questa azione: il Digital Markets Act e il Digital Services Act operano in parallelo all’enforcement antitrust, e le nuove Linee direttrici sugli abusi escludenti in corso di revisione alla Commissione introducono esplicitamente i concetti di self-preferencing e data-driven abuse — categorie elaborate proprio nel confronto con le big tech.
Rustichelli ha riconosciuto che il contesto è mutato profondamente: tensioni geopolitiche, spinte protezionistiche e un’evoluzione tecnologica accelerata impongono un ripensamento delle politiche di concorrenza, che non possono più essere considerate “neutre” rispetto agli interessi strategici nazionali. In questo scenario, la capacità di leggere mercati dominati da algoritmi e dati diventa essa stessa una questione strategica.
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