“Smart TV e telecomandi: la sfida della visibilità per l’emittenza nazionale e locale”

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Tavola rotonda dell’evento “Prominence, pluralismo e nuove regole nell’ecosistema digitale”

La trasformazione dell’accesso ai contenuti audiovisivi, sempre più mediata da piattaforme e dispositivi connessi, rende centrale il tema della prominence, cioè la visibilità e l’accessibilità dei Servizi di Interesse Generale nelle interfacce digitali.

Su queste sfide si è concentrato il confronto promosso da Confindustria Radio Televisioni con la partecipazione dell’Autorità per le garanzie nelle comunicazioni nell’evento “Prominence, pluralismo e nuove regole nell’ecosistema digitale”, svoltosi il 12 marzo a Roma.

Con l’avvento delle smart TV, infatti, il rapporto tra spettatore e televisione non passa più soltanto dalla numerazione dei canali, ma da homepage, app e sistemi di raccomandazione algoritmica spesso controllati da grandi piattaforme globali. 

La tavola rotonda “Smart TV e telecomandi: la sfida della visibilità per l’emittenza nazionale e locale” ha riunito rappresentanti dei principali broadcaster nazionali e delle televisioni locali. Il panel – moderato da Andrea Biondi giornalista de Il Sole 24 ORE – ha fatto emergere dal dibattito il legame tra la visibilità dei servizi televisivi e la tutela del pluralismo informativo, principio direttamente collegato all’articolo 21 della Costituzione, che garantisce la libertà di espressione e di informazione, come citava nel suo discorso di apertura ai lavori il Presidente Confindustria Radio Televisioni Antonio Marano.

Rossi, Rai. Solidità giuridica delle norme che riconoscono il ruolo dei broadcaster nel sistema democratico. Secondo Giampaolo Rossi, Amministratore Delegato Rai, le linee guida adottate dall’AGCOM rappresentano uno strumento importante per valorizzare i Servizi di Interesse Generale, garantendo che continuino a essere facilmente accessibili anche nell’ambiente digitale. Rossi ha sottolineato il metodo seguito dall’Autorità, fondato sul confronto con i vari operatori e su un meccanismo di monitoraggio periodico, oltre alla solidità giuridica delle norme. In un contesto in cui la tecnologia evolve rapidamente, ha osservato Rossi, la regolazione diventa essenziale per evitare che la logica puramente algoritmica o commerciale delle piattaforme finisca per comprimere la pluralità dell’informazione.  

Nieri, Mediaset. Responsabilità editoriale, informazione certificata e tutela degli editori. Su questi valori si è soffermata Gina Nieri, Direttore Divisione Affari Istituzionali, Legali e Analisi Strategiche Mediaset. Secondo Nieri, senza una regolamentazione sulla visibilità, il rischio concreto sarebbe stato quello di assistere alla progressiva scomparsa dei broadcaster tradizionali dalle interfacce televisive. Un problema non solo industriale, ma anche democratico. Le televisioni, ha ricordato, operano nel rispetto di regole editoriali precise: i contenuti informativi sono prodotti da giornalisti che si assumono la responsabilità di ciò che pubblicano e lavorano secondo codici deontologici. Questo elemento distingue profondamente il sistema dei broadcaster dall’universo dei social media. Nel contesto digitale attuale, infatti, circolano sempre più spesso contenuti manipolati o fuorvianti, inclusi video generati o alterati con strumenti di intelligenza artificiale. Sulle piattaforme questi contenuti possono diffondersi rapidamente senza le verifiche e le responsabilità editoriali che caratterizzano il lavoro delle redazioni giornalistiche delle emittenti. Per questo motivo, ha sottolineato Nieri, il sistema televisivo continua a rappresentare un presidio fondamentale per la qualità dell’informazione e per la tutela dei valori democratici. 

Araimo, Warner Bros. Discovery. Prominence come un’opportunità di sviluppo per il mercato audiovisivo. Per Alessandro Araimo, Executive Vice President & Managing Director Italy & Iberia Warner Bros. Discovery, la difesa della visibilità dei servizi free-to-air non deve essere vista soltanto in chiave difensiva. Preservare questo segmento di mercato significa mantenere un ecosistema mediatico pluralistico e dinamico, che in Europa rappresenta un modello distintivo anche per gli operatori globali. Secondo Araimo, televisione lineare, streaming e produzione di contenuti non sono in contrapposizione, ma possono convivere e rafforzarsi reciprocamente. Garantire la prominence dei servizi televisivi significa dunque permettere al settore di evolversi anche dal punto di vista tecnologico e distributivo.

Giunco, Associazione Tv Locali. Le criticità delle televisioni locali nel nuovo ecosistema digitale nonostante gli ascolti significativi. Lo ha evidenziato Maurizio Giunco, presidente dell’Associazione Tv Locali, sottolineando come l’evoluzione delle smart TV stia modificando profondamente le modalità di accesso ai contenuti. All’accensione dei televisori connessi, infatti, gli utenti vengono spesso indirizzati direttamente alla homepage del sistema operativo, dove sono in evidenza servizi e applicazioni che pagano per ottenere maggiore visibilità. In questo modo, il modello di business dei produttori di televisori non si limita più alla vendita dell’apparecchio, ma include anche la commercializzazione delle posizioni dei contenuti sulle interfacce. Nonostante questo scenario, la televisione lineare continua a rappresentare la parte predominante del consumo televisivo: oltre il 90% del tempo di visione è ancora dedicato ai canali tradizionali, anche locali. Emerge infatti dai dati: in Italia le 173 tv locali misurate da Auditel, raggiungono 8,3 milioni di utenti in un giorno medio e 28,5 milioni nel corso di un mese, nel 2025, le prime 50 emittenti locali hanno raccolto l’80% dello share del settore. Numeri che dimostrano la rilevanza di queste realtà nel racconto dei territori, delle culture locali e delle diverse identità del Paese.

Dal confronto tra i relatori emerge una convinzione condivisa: la trasformazione tecnologica non può essere lasciata esclusivamente alle logiche del mercato o degli algoritmi. Come ha ricordato Giampaolo Rossi citando il teorico dei media Marshall McLuhan, il rischio è quello di diventare “idioti tecnologici”, accettando passivamente le regole imposte dalla tecnologia.

La sfida, invece, è accompagnare l’innovazione con regole capaci di tutelare il pluralismo e il diritto dei cittadini a un’informazione affidabile. In questo senso, la prominence non riguarda soltanto la visibilità e la facilità di accesso su uno schermo, ma il futuro equilibrio tra piattaforme globali, broadcaster e informazione di qualità nell’ecosistema digitale.

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