Confindustria Radio Televisioni ha lanciato la campagna #RadioInAuto, un’iniziativa nata per informare i cittadini e sensibilizzare istituzioni e industria automobilistica su un cambiamento che rischia di incidere profondamente sull’ecosistema radiofonico e sul diritto all’accesso libero all’informazione. Il Direttore Generale CRTV Rosario A. Donato ha illustrato le ragioni della campagna intervenendo negli ultimi giorni ai microfoni di Radio Kiss Kiss (link all’intervista), di Radio CRC Napoli (link all’intervista), di Radio24 durante la trasmissione Melog (link all’intervista) e di Radiolina, sottolineando come il tema non riguardi un semplice dettaglio tecnologico o di design, ma una scelta industriale con ricadute economiche, sociali e culturali.
In Italia oltre 35 milioni di cittadini ascoltano la radio e quasi 27 milioni lo fanno abitualmente in automobile. L’autoradio rappresenta quindi il principale punto di accesso al mezzo. L’eliminazione dei sintonizzatori FM e DAB dalle nuove vetture, sostituiti da sistemi esclusivamente basati su connessione internet, rischierebbe di privare un numero elevato di ascoltatori del modo più semplice, immediato e gratuito di fruire della radio. Un gesto quotidiano diventerebbe subordinato alla disponibilità di rete, a un’applicazione e, in alcuni casi, a un abbonamento.
Dietro questa trasformazione vi è una precisa strategia economica. Eliminare la radio via etere significa anche spingere l’utente verso l’utilizzo della rete dati. Alcuni costruttori integrano piattaforme di streaming come TuneIn, talvolta promuovendo pacchetti “premium”: un servizio storicamente gratuito rischia così di diventare un servizio a pagamento.
Vi è inoltre il tema della profilazione. L’ascolto FM e DAB è anonimo: non raccoglie dati personali. La radio IP, al contrario, consente di tracciare contenuti ascoltati, tempi, luoghi e abitudini, generando dati di valore commerciale. In questo scenario, il costruttore automobilistico diventa anche “gatekeeper” dell’esperienza audio, decidendo quali applicazioni preinstallare e quali privilegiare attraverso accordi commerciali.
L’innovazione rappresenta una componente essenziale dell’evoluzione del mezzo, ma non dovrebbe comportare l’esclusione delle modalità di accesso tradizionali. Il passaggio esclusivo alla radio IP comporta anche implicazioni strutturali. La radio via etere funziona secondo un modello “one-to-many”: un unico trasmettitore raggiunge simultaneamente milioni di ricevitori senza rischio di saturazione. Lo streaming, invece, è “one-to-one”: ogni ascoltatore occupa banda. In caso di emergenze, calamità naturali o congestione delle reti mobili, la connettività Internet è tra le prime infrastrutture a cedere. FM e DAB restano spesso l’unico mezzo capillare e immediatamente disponibile. Inoltre, il segnale radiofonico raggiunge aree dove la copertura 4G o 5G è assente o instabile e garantisce continuità di ascolto in mobilità.
“Abbandonare FM e DAB significherebbe anche interrompere un percorso industriale già consolidato: la copertura DAB in Italia ha raggiunto circa il 90% delle reti di trasmissione”, ha ricordato Rosario A. Donato.
La radio italiana è un ecosistema articolato, composto da editori nazionali e centinaia di emittenti locali. Le radio del territorio svolgono una funzione che va oltre l’informazione: promuovono cultura, tradizioni, eventi, imprese locali.
“Il nostro legislatore deve prendere atto che questo è un settore che va tutelato anche dal punto di vista dei principi, perché la radio non è soltanto un mezzo industriale: è un luogo di libertà, di espressione e di affermazione di valori importanti, oltre che di valorizzazione del territorio. Una radio locale, per esempio, dà rilievo alla cultura del territorio, la promuove e ne racconta le tradizioni. Immaginare un mondo senza la radio locale significherebbe escludere, anche dal punto di vista delle opportunità commerciali, il piccolo negoziante o la piccola fabbrica”, ha dichiarato Rosario A. Donato.
La radio è anche uno strumento di valorizzazione imprenditoriale e occupazionale, con un settore che dà lavoro a migliaia di persone, tra cui molti giovani.
#RadioInAuto non è una battaglia contro la tecnologia. L’ibridazione — la presenza della radio su tutte le piattaforme — è già una realtà, e lo streaming rappresenta un’opportunità. Ma innovazione non deve significare esclusione.
Nulla impedisce di integrare sistemi IP insieme ai sintonizzatori FM e DAB. È importante garantire ai cittadini la libertà di scegliere come ascoltare la radio, senza trasformare l’accesso in un servizio subordinato a logiche di abbonamento o profilazione.
Lo spot lanciato da Confindustria Radio Televisioni rappresenta il primo passo di un percorso che punta a informare l’opinione pubblica e a sensibilizzare il legislatore sulla necessità di tutelare un settore strategico non solo sotto il profilo industriale, ma anche in termini di accessibilità, sicurezza e pluralismo. L’accesso immediato in auto non può diventare un optional.


