Sono state presentate in Senato due interrogazioni a risposta scritta -n. 4-02710 a firma del senatore Patton e n. 4-02716 a firma del senatore Menia – rivolte al Ministro delle Imprese e del Made in Italy, riguardanti la procedura di infrazione avviata dalla Commissione europea contro l’Italia (INFR 2025/2153) per il presunto mancato rispetto del Codice europeo delle comunicazioni elettroniche e della direttiva quadro sulle comunicazioni. Bruxelles contesta al nostro Paese di non aver adottato misure amministrative adeguate per eliminare interferenze radiofoniche nella banda FM (87,5–108 MHz) che si propagherebbero oltreconfine, in particolare versoFrancia, Slovenia, Croazia e Malta. Secondo quanto reso noto, la Commissione non avrebbe fornito un elenco puntuale degli impianti oggetto di contestazione, ma avrebbe richiesto all’Italia di porre fine alle interferenze e alle situazioni di non conformità rispetto alla normativa europea e agli accordi internazionali sul coordinamento delle frequenze. Tale procedura è entrata in una fase delicata: la lettera di costituzione in mora è stata notificata il 21 novembre 2025 e il termine di 60 giorni per la risposta del Governo italiano è scaduto il 20 gennaio 2026.
Sul tema le due interrogazioni chiedono chiarimenti sia sul piano tecnico sia su quello giuridico e politico.
Un primo punto sollevato riguarda l’individuazione precisa degli impianti coinvolti. In sede di confronto con le associazioni di categoria delle emittenti radiofoniche, sarebbe stato fatto riferimento a circa 2.000 impianti italiani potenzialmente interessati da problematiche interferenziali. I senatori chiedono al Governo di indicare quali siano questi impianti, dove si verifichino le interferenze e quale sia la loro natura tecnica.
Altro nodo centrale è quello delle verifiche legali e regolamentari. Le interrogazioni richiamano il fatto che gli impianti FM italiani, sia nazionali sia locali, operano da oltre trent’anni in base a concessioni ministeriali legittimamente rilasciate, per le quali lo Stato ha riscosso canoni e tasse. Viene quindi chiesto quali approfondimenti giuridici siano stati svolti dal Ministero in relazione alle segnalazioni provenienti dai Paesi radioelettricamente confinanti e se le assegnazioni di frequenza siano avvenute nel rispetto delle regole ITU e degli accordi internazionali.
Un ulteriore profilo riguarda la tutela del comparto radiofonico, descritto come un settore di rilievo strategico e sociale: la radio raggiunge quotidianamente oltre 35 milioni di ascoltatori, garantendo informazione gratuita e un servizio essenziale anche in situazioni di emergenza, oltre a sostenere l’indotto pubblicitario di molte piccole e medie imprese.
Infine, le interrogazioni chiedono quali iniziative il Governo intenda assumere nella gestione della procedura di infrazione e se siano allo studio misure tecniche di mitigazione, tra cui riduzioni di potenza, modifiche agli impianti, spegnimenti selettivi o forme di rottamazione volontaria con contestuale transizione al digitale DAB+.


