La stabilità strutturale del sistema radiotelevisivo. Nuova veste grafica per raccontare i dati.
Roma, 13 luglio 2026 – È disponibile l’ultima edizione dello Studio Economico. Settore Radiotelevisivo Privato Italiano, realizzato dall’Ufficio Studi di Confindustria Radio Televisioni nell’ambito dell’Osservatorio Nazionale del CCNL del settore radiotelevisivo privato, promosso con SLC-CGIL, FISTEL-CISL e UILFPC.
La 31ª edizione introduce un nuovo formato: quadrato e smart, pensato per valorizzare la sintesi visiva, l’immediatezza e la semplicità di lettura e per la fruizione web e social. Un linguaggio per raccontare i dati, senza rinunciare al rigore metodologico e all’autorevolezza che da sempre contraddistinguono questo rapporto.
Lo Studio offre una lettura approfondita dell’evoluzione economica, finanziaria e occupazionale del sistema radiotelevisivo italiano, partendo dall’analisi dai bilanci delle società di capitali che operano nel settore. Restituisce un quadro organico completo, comprendendo, accanto agli editori radiotelevisivi pubblici e privati, nazionali e locali, free e pay, gli operatori di rete broadcast, da quest’anno in un capitolo separato.
I dati analizzati, relativi al 2023, descrivono un mercato in fase di stabilizzazione, ma ancora distante dai livelli pre-pandemici: il settore radiotelevisivo italiano registra infatti ricavi complessivi per 8,67 miliardi di euro (-1,5% sul 2022). Una sostanziale stabilità, che tuttavia appare strutturale nel nuovo scenario competitivo digitale. A livello di composizione dei ricavi all’interno del sistema complessivo “broadcast” (televisione, radio e rete) la pubblicità si conferma la principale fonte di finanziamento, anch’essa fortemente ridimensionata, con un peso che si aggira intorno al 36%.
La televisione continua a rappresentare il comparto principale del sistema, con 7,2 miliardi di euro di ricavi, pari a quasi l’83% del mercato complessivo. La radio conferma la propria capacità di adattamento: con 629 milioni di euro di ricavi cresce del 5,2% rispetto al 2022 e registra un incremento anche nel confronto decennale. Positivo anche l’andamento degli operatori di rete, che raggiungono ricavi pari a 854 milioni di euro.
Ma i dati di bilancio indicano anche che il ridimensionamento economico non si traduce in fragilità industriale, e rivelano capacità di autofinanziamento, buona produttività e resilienza occupazionale.
L’occupazione, infatti, resta sostanzialmente stabile a circa 25.400 occupati – di questi oltre 5.300 sono riferibili alle emittenti locali monitorate – con una flessione contenuta nel confronto decennale. Questo dato va letto non solo come tenuta, ma come capacità di tutto il sistema di generare e mantenere, nel tempo e sul territorio, lavoro qualificato: un valore sempre più raro e strategico in una fase di profonda trasformazione tecnologica.
Il Presidente Antonio Marano: “La 31ª edizione dello Studio Economico offre una fotografia di un’industria radiotelevisiva in evoluzione, stabile e resiliente: un dato per tutti, il mantenimento dei livelli occupazionali, su tutto il territorio. Un settore che continua a rappresentare un elemento centrale del sistema dei media italiani grazie alla capacità di produrre, distribuire e valorizzare contenuti professionali e innovativi”.
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