Il mercato dei media accelera oltre il PIL: il SIC 2024 raggiunge 21,8 miliardi di euro, confermando la centralità industriale e la tenuta dell’audiovisivo

SIC-2017

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La crescita del settore (+6,9%, pari a 21,8 miliardi di euro) segna un passo superiore a quello dell’economia nazionale. I servizi media audiovisivi e radiofonici mantengono il baricentro economico con il 43,5% delle risorse complessive, a testimonianza della solidità e della resilienza dell’industria tradizionale all’interno di un contesto in costante evoluzione trainato dall’online.

La fotografia del Sistema integrato delle comunicazioni (Sic) per il 2024, approvata dall’Agcom nella seduta del 21 ottobre (v. comunicato), conferma la rilevanza economica del settore: 21,8 miliardi di euro, pari allo 0,99% del Pil, in crescita del 6,9% sull’anno precedente, con un incremento superiore a quello registrato dall’economia nazionale nel suo complesso. In attesa della delibera di dettaglio, anticipiamo qualche commento.

I dati. Si confermano anche dinamiche ormai consolidate (si veda news). La crescita è trainata soprattutto dalla pubblicità online, che con quasi 8 miliardi di euro (36,6% del Sic) e un incremento del 12,6%, si conferma la prima fonte di ricavo del sistema. Mostra comunque segnali di solida tenuta anche la pubblicità sui mezzi “tradizionali”, anch’essa in aumento (5,2 miliardi) (+3,4%), a conferma della fiducia accordata dagli investitori all’efficacia, alla trasparenza e alla reach dei mezzi consolidati. Anche la composizione del Sic per aree di attività resta sostanzialmente stabile (Tabella 2). Al primo posto si confermano i servizi di media audiovisivi, radiofonici e di piattaforma di condivisione di video. Con quasi 9,5 miliardi di euro (+6,8%) assorbono il 43,5% delle risorse, una quota sostanzialmente invariata rispetto al 2023, a dimostrazione della centralità industriale del comparto. In quest’area la crescita è sostenuta sia dai servizi a pagamento (3,9 miliardi, +11,3%), grazie all’apporto della componente online (+15,3%) e al significativo ritorno alla crescita delle offerte satellitari (+5,8%) dopo anni di contrazione, sia dai servizi in chiaro (poco meno di 5 miliardi), che crescono del 4,4%, grazie all’aumento della pubblicità e delle risorse pubbliche. La radio, con il 7% dei ricavi dell’area, registra invece una lieve flessione (-0,4%), dovuta soprattutto alla riduzione delle risorse pubbliche.

Segue, con un peso sempre maggiore (37,8%), l’editoria elettronica e pubblicità online. Vale 8,2 miliardi di euro (+12,3%), per il 97% costituiti dalla pubblicità online. Terza è l’editoria “tradizionale” (quotidiani, periodici e agenzie di stampa) con 2,8 miliardi. La sua incidenza scende al 12,9% (-1,5 punti percentuali) e le entrate calano del 3,9%. Si conferma la crisi strutturale che riguarda sia la vendita di copie sia la raccolta pubblicitaria.

Tabella 2: Composizione del valore economico del Sic

Aree di attivitàMln € 2023Mln € 2024Incid. 2023Incid. 2024
Servizi di media audiovisivi, radiofonici e di piattaforma di condivisione di video a pagamento8.8869.48743,6%43,5%
Editoria elettronica e pubblicità online7.3298.23135,9%37,8%
Editoria quotidiana, periodica e agenzie di stampa2.9352.82014,4%12,9%
Pubblicità esterna7157393,5%3,4%
Cinema5235122,6%2,4%
TOTALE SIC20.38821.790100,0%100,0%

Fonte: Agcom, comunicato stampa

Sul versante dei principali soggetti operanti nel Sic (quelli con quote almeno pari all’1%, Tabella 1), il quadro riflette una crescente ibridazione competitiva tra grandi operatori tecnologici globali ed editori radiotelevisivi. I soggetti che superano la soglia del 10% delle risorse complessive si confermano due: Alphabet/Google al 12,4% (+0,7 p.p.) e Rai al 12,0% (-0,3 p.p.), attestandosi su valori sostanzialmente comparabili. Nella fascia compresa tra l’8% e il 10% si posizionano Meta/Facebook con il 9,7% (+1,1 p.p.), affiancata da Comcast/Sky al 9,4% (+0,1 p.p.) e Fininvest al 9,2% (-0,2 p.p.), a riprova della capacità di tenuta dei grandi poli radiotelevisivi. Si consolida inoltre la presenza delle altre piattaforme digitali: Amazon si colloca al sesto posto (4,9%), Netflix al settimo (3,5%) e DAZN al nono (2,5%). Nel complesso, i dodici operatori principali rappresentano il 71% del mercato, all’interno di una configurazione in cui le imprese editoriali radicate sul territorio nazionale continuano a presidiare posizioni di vertice e a esprimere una parte essenziale del valore complessivo.

Tabella 1: Principali soggetti operanti nel Sic (% sul totale, 2024)

SoggettoIncidenza sul totale SicVariazione p.p. 2023-2024
Alphabet/Google12,4%+0,7
Rai12,0%-0,3
Meta/Facebook9,7%+1,1
Comcast/Sky9,4%+0,1
Fininvest9,2%-0,2
Amazon4,9%+0,5
Netflix3,5%+0,2
Cairo Communication3,0%-0,2
DAZN2,5%+0,1
GEDI Gruppo Editoriale1,8%-0,4
Warner Bros. Discovery1,2%+0,04
Telecom Italia1,2%+0,1
Altri29,2%-1,5
Totale100,0% 

Fonte: Agcom, comunicato stampa

Lo spostamento di valore. L’evoluzione dell’ecosistema della comunicazione impone un’analisi approfondita della filiera e della sostenibilità degli investimenti industriali. Se la spinta tecnologica amplia la capacità delle piattaforme online di attrarre risorse pubblicitarie, il comparto dei media tradizionali evidenzia una notevole resilienza strutturale, confermandosi insostituibile nella produzione originaria di contenuti, nell’informazione professionale e nella coesione culturale del Paese. Ne abbiamo parlato all’evento “Art. 21. Il diritto di sapere” del 21 ottobre scorso a Roma, organizzato da CRTV con FIEG e AIE, e nella scheda distribuita in sala. La scheda, ora disponibile nella versione aggiornata (dati 2025, link), contiene i dati sull’andamento storico delle quote del SIC e sul peso delle piattaforme nel mercato pubblicitario. Il grafico operatori evidenzia gli andamenti dei soggetti “emersi”; il grafico indicizzato, un divaricamento accentuato con la crescita concentrata nelle piattaforme globali, a fronte del quale l’industria radiotelevisiva nazionale difende la propria centralità e rilevanza economica.

A questa crescente capacità di intercettare valore delle piattaforme globali, non corrisponde tuttavia una presenza occupazionale comparabile in Italia. Nel 2025 Google Italy conta 250 dipendenti, Amazon Online Italy 221, Apple Italia 127 e Facebook Italia 120 (TikTok 124): sono poco più di 700 addetti diretti per le principali società, contro i circa 24 mila diretti (tre volte tanto includendo gli indiretti) del sistema radiotelevisivo nazionale e locale. Da una parte c’è una filiera fatta di imprese, occupazione, produzione e presenza territoriale. Dall’altra ci sono piattaforme globali che conquistano quote crescenti di mercato con una presenza industriale locale molto ridotta. Il vero tema non è solo dove si spostano i ricavi, ma dove restano lavoro, investimenti, competenze, valore industriale e capacità di generare margini per innovare a livello economico e industriale. È un tema centrale, che tocca tutti gli editori (radiotv, stampa e libri) e che richiede politiche industriali e regolamentari capaci di garantire condizioni di competizione eque, come abbiamo approfondito nell’appello a più voci con i referenti politici e istituzionali nel convegno organizzato del 21 ottobre scorso (link).

In attesa del SIC 2025. Un’ultima considerazione. Dalla prossima valorizzazione (dati 2025) il Sic cambierà i perimetri. Lo stabilisce la delibera 251/25/CONS, che chiude la consultazione pubblica sull’individuazione dei mercati del Sic ai sensi dell’art. 51 del Tusma, delibera che recepisce anche le nuove norme dello European Media Freedom Act (EMFA). L’Agcom ha riformulato i segmenti di mercato per tener conto dell’evoluzione tecnologica e del peso crescente delle piattaforme online: i mercati passano da 13 a 14, nasce un mercato dedicato alle piattaforme digitali e quelli esistenti vengono segmentati (si veda news dedicata): una discontinuità nella serie storica, volta a fornire maggiore granularità dell’informazione.

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