Audience digitali, la nuova governance di Audicom entra nella fase operativa

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Insediato il Consiglio di amministrazione, Dal Sasso amministratore delegato. Roadmap fino a ottobre 2027

Si è riunito il 14 settembre, sotto la presidenza di Marco Travaglia, il nuovo Consiglio di amministrazione di Audicom. Il CdA ha nominato Alberto Dal Sasso amministratore delegato e costituito il Comitato Tecnico, confermando Alberto Vivaldelli (UPA) come coordinatore. Al Comitato, che ha funzioni propositive e consultive sulle rilevazioni e sulla diffusione dei dati, spetta ora la definizione del programma di lavoro, secondo una roadmap articolata fino a ottobre 2027 (si v. comunicato).

L’insediamento arriva dall’Assemblea straordinaria dell’8 settembre, che ha approvato l’aumento di capitale e il nuovo statuto e formalizzato l’ingresso di Anitec-Assinform nella compagine sociale, accanto a UPA, UNA, Fedoweb, FIEG e Auditel. Travaglia è stato confermato presidente, con quattro vicepresidenti espressi da Anitec-Assinform, Fedoweb, FIEG e UNA. Il capitale resta ripartito in modo da tenere in equilibrio domanda e offerta: UPA e Assap Servizi (UNA) al 24,92% ciascuna, Fedoweb, FIEG e Anitec-Assinform al 16,61%, Auditel con una quota di minoranza dello 0,33% e senza diritto di designare consiglieri. Con Anitec-Assinform entrano nella governance gli operatori Ott, i cui associati Amazon, Google/YouTube, Netflix e The Walt Disney Company Italia sono rappresentati in Consiglio: è il primo JIC europeo ad aprire formalmente i propri organi alle piattaforme digitali.

Si apre così la fase attuativa della delibera 87/26/CONS, con cui a marzo Agcom ha affidato ad Audicom la rilevazione degli ascolti dei contenuti diffusi in ambiente esclusivamente digitale. La direttiva indica nello standard SDK unico, già adottato dai broadcaster, la soluzione metodologica preferibile e ammette il server-to-server chiesto dagli operatori Ott solo a condizione che rispetti requisiti stringenti di tracciamento, audit e verifica indipendente. Confindustria Radio Televisioni ha partecipato all’istruttoria con un contributo associativo.

Il punto

Il principio che regge l’impianto è che nell’ambiente digitale le audience non possono più essere autodichiarate. Per anni le piattaforme hanno misurato la fruizione dei propri contenuti con sistemi proprietari, con grande dettaglio ma senza standard condivisi né verifica indipendente. Poiché quei dati determinano il valore dei contenuti e orientano prezzi pubblicitari e decisioni di investimento, la loro non verificabilità ha un costo preciso: la trasparenza del mercato.

Su questo la posizione di CRTV è nota e non cambia. Trasparenza dei criteri, condivisione della metodologia, accesso ai dati e governance paritetica non sono adempimenti formali: sono ciò su cui il sistema radiotelevisivo ha costruito nel tempo il proprio rapporto fiduciario con gli investitori pubblicitari e con il pubblico. Che quei principi vengano oggi riconosciuti come necessari anche nel digitale è una conferma, non una novità.

Restano due nodi, che la roadmap dovrà sciogliere. Il primo è economico: auditing e procedure di certificazione hanno costi che ricadono su un ecosistema in cui broadcaster ed editori nazionali operano con livelli di redditività incomparabili a quelli delle piattaforme globali. Il secondo riguarda le piattaforme stesse, per le quali il passaggio da metriche proprietarie a verifiche indipendenti richiede una discontinuità non ancora acquisita. Perché senza dati certificati non esiste comparabilità, e senza comparabilità non esiste un mercato efficiente.

Sul tema si veda anche l’analisi di Augusto Preta, Contenuti digitali, ecco un nuovo modello per l’economia dell’attenzione, e il nostro precedente articolo sulla direttiva Agcom.

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