Il Consiglio d’Europa interviene sulla trasparenza degli algoritmi, mentre l’UE approfondisce la visibilità dei contenuti culturali online e avvia nuovi fronti di lavoro su cybersicurezza, regolazione delle piattaforme digitali e revisione del copyright. Sul fronte antitrust, la Commissione inviato un supplemento di addebiti a Meta per abuso di posizione dominante per assistenti AI di terze parti su WhatsApp.
Commissione: supplemento di addebiti a Meta per abuso di posizione dominanti per assistenti AI di terze parti. La Commissione europea ha inviato a Meta una comunicazione supplementare degli addebiti, contestando la politica che impone il pagamento di una tariffa agli assistenti AI di terze parti per accedere a WhatsApp. Secondo la Commissione, questa misura equivale di fatto al precedente divieto totale di accesso, già ritenuto una potenziale violazione delle norme antitrust UE. La Commissione intende ora imporre misure provvisorie per evitare danni irreversibili al mercato degli assistenti AI, in rapida crescita, fino alla conclusione dell’indagine. L’indagine è stata inoltre estesa all’Italia — finora esclusa perché indagata separatamente dall’Antitrust italiano — coprendo così l’intero Spazio economico europeo. Link alla nota stampa.
Consiglio d’Europa: maggiore trasparenza e supervisione sugli algoritmi. Nell’attuale ecosistema digitale, poche grandi piattaforme determinano ciò che gli utenti vedono e con cui interagiscono attraverso sistemi spesso opachi e poco responsabili. La progettazione orientata al profitto può incidere negativamente sui diritti degli utenti e sull’integrità dell’informazione, esponendo le persone a rischi senza garantire sufficiente trasparenza né strumenti per scelte consapevoli. In questo contesto, l’8 aprile il Council of Europe ha adottato la Raccomandazione CM/Rec(2026)4 sulla sicurezza online e il rafforzamento degli utenti e dei creatori di contenuti. Il documento chiede maggiore trasparenza, responsabilità democratica e una supervisione più incisiva da parte di autorità indipendenti e società civile sulle modalità con cui le piattaforme progettano interfacce e algoritmi e gestiscono i rischi per i diritti umani e i processi democratici. La raccomandazione promuove un ambiente favorevole alla libertà di espressione e chiarisce le responsabilità di Stati, piattaforme e creatori. Centrale è il principio di “empowerment by design”, per garantire agli utenti un controllo reale sulla propria esperienza online.Tra i principi chiave: responsabilità delle piattaforme nel mitigare i rischi, distinzione tra contenuti illegali e leciti ma regolati, trasparenza algoritmica e meccanismi di ricorso efficaci. Il testo ribadisce inoltre la distinzione tra piattaforme e media editoriali e il ruolo dei media come “cani da guardia” della democrazia. Gli Stati membri dovranno riferire sui progressi entro aprile 2030.
Studio UE: la reperibilità dei contenuti culturali è una sfida strutturale. Un recente studio, condotto dal Consorzio Panteia per la European Commission e pubblicato l’8 aprile, analizza come musica, libri e altri contenuti culturali – inclusi quelli audiovisivi – vengano scoperti online e quali siano le implicazioni per la diversità culturale europea. Lo studio evidenzia come le pratiche delle piattaforme, tra cui raccomandazioni algoritmiche, priorità dei contenuti e curatela, influenzino l’esposizione alla diversità culturale e linguistica. Per il settore musicale emerge una sfida crescente: in un ambiente dominato da streaming e algoritmi, la semplice disponibilità non basta più; i contenuti devono essere visibili, raccomandati e facilmente reperibili. Il rapporto mostra che la scoperta musicale dipende sempre più da curatela delle piattaforme, sistemi di raccomandazione e qualità dei metadati, ma conferma anche il valore della curatela umana, delle playlist editoriali, degli eventi live e dei media affidabili nel promuovere opere europee e locali. Pur non essendo uno studio audiovisivo in senso stretto, richiama strumenti UE come la Audiovisual Media Services Directive, che introduce quote e obblighi di prominenza, e il Digital Services Act e il Digital Markets Act, che rafforzano trasparenza e correttezza delle piattaforme. Tuttavia, il loro impatto sulla reperibilità non è ancora dimostrato. Nel complesso, la reperibilità emerge come una questione strutturale, centrale anche per il ruolo della radio nella scoperta culturale. Link allo studio.
Presidenza irlandese, l’agenda prende forma . Il 1° luglio l’Irlanda inizierà il suo semestre di Presidenza del Consiglio dell’Unione Europea. Nel programma strutturato attorno a tre priorità: competitività, “valori” e sicurezza, l’Irlanda si farà carico del pacchetto sulla sovranità tecnologica della Commissione europea, previsto per fine maggio. L’Irlanda fa parte del “trio” di presidenze insieme a Lituania e Grecia, garantendo la continuità dei lavori. In agenda: un summit sulla sicurezza online a settembre, una settimana dedicata alla cybersicurezza dal 5 ottobre, un summit sull’IA il 14 ottobre e un summit sui consumatori il 19 novembre. Il ruolo del paese come sede di grandi aziende tecnologiche statunitensi aggiunge una certa complessità alla gestione di questi dossier. Sito web.
Commissione, avvio di un dialogo transatlantico sulla regolamentazione tech. Il 1° aprile, il Sottosegretario di Stato americano Jacob Helberg durante un press briefing ha criticato duramente il Digital Markets Act dell’UE, definendolo la “principale fonte di attrito” nelle relazioni bilaterali. Ha preso di mira anche il Digital Services Act e l’AI Act. Nonostante le critiche, ha auspicato un dialogo per affrontare i punti di disaccordo. La Commissione ha confermato l’avvio di un “dialogo tecnologico” con gli USA, precisando che la propria legislazione “non è in discussione”.
Europarlamento, IMCO segnala le proprie aspettative sull’applicazione del DMA. Il 24 marzo, la Commissione per il Mercato Interno del Parlamento Europeo (IMCO) ha adottato una risoluzione e una domanda orale alla Commissione europea in cui si esprime forte preoccupazione per il persistente auto-favoreggiamento di Google nelle ricerche , si segnalano gli strumenti basati sull’IA — come “AI Overviews” — come potenziali nuovi punti di controllo dei gatekeeper. Si criticano inoltre le multe esistenti come insufficienti e si chiede che la prossima revisione del DMA rafforzi il quadro normativo. Nella domanda orale si sollecita la Commissione a spiegare i ritardi nell’applicazione, con l’indagine su Google Search ormai in corso da due anni.
Commissione, avvio della revisione della Direttiva Copyright con un questionario agli Stati membri. La revisione della direttiva del 2019 è partita con questionario inviato agli Stati membri — con scadenza 1° aprile — che affronta temi come la remunerazione, le licenze collettive e i diritti degli editori. Di particolare rilievo per l’intelligenza artificiale è la sezione dedicata all’eccezione per il Text and Data Mining (TDM) prevista dall’Articolo 4, con riferimento al suo utilizzo per l’addestramento dei modelli linguistici. La revisione finale della Direttiva è attesa entro la fine dell’anno.


