Il digitale terrestre in Europa (Big-5)
2025
Elaborazioni a cura dell’Ufficio Studi di CRTV
Nel 2025 e primi mesi del 2026 l’analisi del contesto relativo al digitale terrestre nei principali mercati europei (BIG-5) mostra un percorso comune di progressiva transizione da piattaforma broadcast “pura” a infrastruttura ibrida integrata con ambienti IP. Tale evoluzione si sviluppa in due principali direzioni: da un lato, si mantiene un presidio regolamentare volto a garantire accesso universale, pluralismo e continuità del servizio; dall’altro, cresce la flessibilità nella gestione dell’offerta lineare, sempre più affiancata da logiche multipiattaforma e di sostenibilità economica.
Il Digitale terrestre in Europa. Quadro generale (aggiornamento al 31.12.2025).
Fonte: elaborazioni Confindustria Radio Televisioni (CRTV). (*) In data 16 febbraio 2026 il canale Rai 4K (LCN 101) è stato acceso sul MUX B Rai. Dopo l’uscita dei canali Canal+ (a giugno 2025) sulla TNT rimane a pagamento solo il canale Paris Première (Groupe M6).
Nel Regno Unito, il quadro regolamentare definito dall’attuazione del Media Act 2024 e dal rinnovo delle licenze multiplex dei broadcaster di servizio pubblico fino al 2034 ha delineato un impianto DTT con un’offerta sostanzialmente stabile. La piattaforma Freeview continua a garantire ampia accessibilità e pluralismo, ma l’evoluzione normativa – in particolare sul tema della prominence – ha spostato il baricentro strategico verso l’ambiente IP. Questo orientamento si traduce in una offerta caratterizzata da aggiustamenti “incrementali” (rebranding, ingressi e uscite di canali) piuttosto che da un ampliamento strutturale, mentre l’innovazione si sviluppa principalmente attraverso la piattaforma Freely (raggruppa i servizi degli operatori PSM con obbligo di servizio pubblico), concepita come estensione broadband del modello free-to-view. Ne deriva un sistema in cui il DTT mantiene una funzione di servizio e copertura, progressivamente affiancata da soluzioni streaming gratuite.
In Francia, l’attività regolatoria nel corso del 2025 ha inciso direttamente sulla configurazione dell’offerta TNT (Télévision numérique terrestre). Il rinnovo delle autorizzazioni, la nuova numerazione dei canali e soprattutto l’uscita della componente pay (Canal+) hanno determinato una riconfigurazione significativa della piattaforma. L’ingresso di nuovi operatori editoriali (CMI France, SIPA Ouest-France, CMA Media) e la riorganizzazione dei canali del servizio pubblico evidenziano un rinnovamento dell’offerta che resta ancorata a un impianto prevalentemente free-to-air e in alta definizione, con marginali sperimentazioni in UHD e interattività. Parallelamente, l’avvio di consultazioni sul futuro della piattaforma (oltre il 2030) indica come la regolazione confermi un ruolo di lungo periodo del DTT, anche alla luce della crescente penetrazione dell’IPTV. In questo senso, la trasformazione dell’offerta riflette una regolazione prudente, orientata a bilanciare innovazione e sostenibilità economica.
La Spagna rappresenta il caso più organico di integrazione tra intervento normativo e sviluppo dell’offerta. Il Real Decreto 250/2025 ha ridefinito il Piano Técnico Nacional (2019) senza alterare gli equilibri editoriali esistenti, ma introducendo un percorso strutturato verso DVB-T2 e UHD. Tale impostazione si riflette in un’offerta che, pur mantenendo la propria articolazione multilivello (nazionale, regionale e locale), è entrata in una fase di rinnovamento sia tecnologico sia editoriale, con la progressiva introduzione di contenuti in UHD e una ricomposizione del portfolio canali (uscite e ingresso di nuovi soggetti). Il quadro regolamentare, rafforzato anche dal rinnovo di lungo periodo delle licenze (15 anni) e dall’apertura a nuovi bandi, conferma la natura strategica del DTT, capace di coniugare accessibilità universale e aggiornamento qualitativo dell’offerta.
In Germania, infine, l’evoluzione normativa si traduce principalmente in una ridefinizione funzionale dell’offerta. La settima revisione del Trattato interstatale media (7° Medienänderungsstaatsvertrag) non interviene sugli aspetti tecnici – essendo già completata la transizione a DVB-T2/HEVC – ma introduce maggiore flessibilità nella gestione dei servizi dei broadcaster pubblici, favorendo processi di razionalizzazione e integrazione multipiattaforma. Tale orientamento si riflette in un’offerta DTT stabile sotto il profilo tecnologico (interamente in HD) ma progressivamente più selettiva, con la revisione o migrazione dei canali con audience più contenute verso ambienti IP. Il modello duale, che combina offerta pubblica gratuita e piattaforma commerciale a pagamento (freenet TV), permane senza ampliamenti significativi, evidenziando un mercato maturo in cui la regolazione privilegia l’efficienza e il contenimento dei costi rispetto alla crescita quantitativa dell’offerta.
Il Digitale terrestre in Europa. Canali tv e editori nazionali (aggiornamento 31.12.2025).
Fonte: elaborazioni Confindustria Radio Televisioni (CRTV). Il numero totale di canali include le duplicazioni dei brand televisivi date dalle versioni SD/HD e time-shifted.
In definitiva il rapporto tra regolazione e offerta DTT si sta progressivamente ridefinendo in chiave sistemica: le politiche pubbliche non mirano più all’espansione della piattaforma terrestre, bensì alla sua integrazione in ecosistemi audiovisivi ibridi, in cui il broadcasting continua a svolgere una funzione di garanzia – accesso, copertura, pluralismo – con l’innovazione e la crescita dell’offerta sempre più ambiente IP. In tale contesto, il DTT appare in un assetto di riposizionamento strategico, con traiettorie nazionali differenziate ma convergenti verso modelli di complementarità tra distribuzione lineare e on demand.
OFFERTA CANALI E EDITORI
Conseguentemente il digitale terrestre nei principali mercati europei (Big-5) nel 2025 si conferma una piattaforma ancora rilevante all’interno degli ecosistemi audiovisivi nazionali. L’analisi comparata evidenzia assetti eterogenei, riconducibili a differenti scelte tecnologiche, industriali e regolamentari, ma accomunati da alcune traiettorie evolutive convergenti.
Sotto il profilo tecnologico, emerge un quadro ormai avanzato di transizione verso standard più efficienti. La Germania rappresenta il caso più consolidato, avendo completato il passaggio al DVB-T2 con codifica HEVC, mentre negli altri Paesi coesistono ancora DVB-T e DVB-T2, con un progressivo aggiornamento delle codifiche verso MPEG-4 e HEVC (Francia, Italia e Spagna). Il Regno Unito mostra viceversa una maggiore eterogeneità negli standard, riflettendo percorsi di transizione più graduali.
Il Digitale terrestre in Europa. Canali tv e standard (aggiornamento al 31.12.2025).
Fonte: elaborazioni Confindustria Radio Televisioni (CRTV). In data 16 febbraio 2026 il canale Rai 4K (LCN 101) è stato acceso sul MUX B Rai. Il numero totale di canali include le duplicazioni dei brand televisivi date dalle versioni SD/HD e time-shifted.
Dal punto di vista dimensionale, l’offerta di canali nazionali su DTT risulta fortemente differenziata. A dicembre 2025, Italia e Regno Unito si collocano su livelli significativamente più elevati, con oltre 100 canali ciascuno, a fronte di numeri più contenuti in Germania (33 canali) e nei mercati francese e spagnolo (27 canali ciascuno).
(*) Analoga eterogeneità si osserva nella struttura di mercato: l’Italia presenta il numero più elevato di editori (40), seguita dal Regno Unito (25), mentre Germania, Francia e Spagna si caratterizzano per assetti più concentrati (tra 9 e 12 editori).
Sul piano infrastrutturale, il numero di multiplex nazionali risulta relativamente omogeneo, con valori compresi tra 6 e 7 nei principali mercati europei, ad eccezione dell’Italia che presenta una dotazione più ampia (11 multiplex), coerente con la maggiore numerosità dell’offerta. Questo elemento conferma il ruolo ancora centrale del DTT come piattaforma di diffusione capillare, soprattutto nei Paesi con forte tradizione free-to-air.
Per quanto riguarda la composizione quantitativa dell’offerta, in tutti i mercati prevalgono nettamente i canali privati/commerciali rispetto a quelli pubblici. Tuttavia, il peso relativo dell’offerta del servizio pubblico rimane significativo, in particolare in Italia e nel Regno Unito, dove il numero di canali pubblici è più elevato rispetto agli altri Paesi. (*) Un ulteriore elemento distintivo riguarda la qualità tecnica dell’offerta. L’Italia si posiziona tra i mercati più avanzati per diffusione dell’alta definizione, con 61 canali HD, seguita da Germania (33) e Francia e Spagna (26 ciascuno), mentre il Regno Unito presenta ancora una quota significativa di canali in definizione standard (92 SD). L’ultra-alta definizione (UHD) rimane ancora marginale, con presenze limitate a Francia e Spagna.
Sotto il profilo dei modelli di business, si osserva una progressiva marginalizzazione o dismissione dell’offerta pay-TV su DTT. In Francia il modello è stato quasi completamente abbandonato con l’uscita del portfolio di Canal+ nel 2025 (rimane solo Paris Première), mentre nel Regno Unito assume un ruolo residuale; fa eccezione la Germania, dove persiste un’offerta pay strutturata (Freenet) con circa 20 canali. Negli altri mercati (Italia e Spagna) il DTT si conferma una piattaforma essenzialmente free-to-air.
Infine, si segnala un elemento trasversale a tutti i Paesi rappresentato dallo sviluppo di servizi ibridi basati su HbbTV, che integrano l’offerta lineare con contenuti on demand e funzionalità interattive. Le soluzioni nazionali, tra cui Freeview Play nel Regno e Unito LOVEStv in Spagna, evidenziano un percorso tendenzialmente convergente verso modelli di fruizione sempre più integrati tra broadcast e broadband.
Updated: 23 aprile 2026