Mattarella: sull’IA serve regolamentazione, non rifiuto. «La manipolazione dell’informazione già condiziona le opinioni pubbliche»

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Il Presidente della Repubblica richiama la necessità di regole per governare lo sviluppo dell’intelligenza artificiale e mette in guardia dai rischi della manipolazione dell’informazione per la democrazia e la formazione dell’opinione pubblica.

Il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella è intervenuto il 26 ottobre a Firenze alla cerimonia di apertura del 5° Festival delle Regioni e delle Province Autonome, dedicando un passaggio del suo discorso all’intelligenza artificiale e ai rischi per l’informazione. Il punto di partenza è un cambiamento che, ha osservato, «procede a ritmo sempre più veloce, sospinto dalla scienza e dalla tecnologia».

Il Capo dello Stato ha messo in luce la doppia natura dell’IA: da un lato le attese di «progressi eccezionali nei campi più diversi», dall’altro la preoccupazione che possa diventare «strumento di dominio a disposizione di pochi e a scapito dei diritti e della dignità di molti». Per questo, ha spiegato, sarebbe un errore rifiutare strumenti che già contribuiscono al benessere collettivo, ma è altrettanto necessario agire con rapidità ed efficacia perché non prevalgano usi impropri e incontrollati. Da qui l’indicazione di «predisporre e applicare una regolamentazione appropriata».

Mattarella ha riconosciuto all’Unione Europea un ruolo di avanguardia, ricordando che ha già adottato «una disciplina tra le più avanzate in ambito internazionale», in grado di orientare lo sviluppo dei sistemi di IA e, se necessario, di limitarne le applicazioni contrarie all’interesse generale e ai diritti fondamentali.

Il Presidente ha poi richiamato un rischio «talvolta riconosciuto dalle stesse big tech», cioè una possibile perdita di controllo dei processi tecnologici, e ha indicato l’esigenza di «porre un freno a una competizione sempre più esasperata tra un numero limitato di soggetti». Restare semplici spettatori dell’espansione del potere computazionale, ha avvertito, potrebbe pregiudicare «i valori fondativi della centralità della vita umana» e della democrazia.

Netto anche il passaggio sull’informazione: «Già oggi è evidente come la manipolazione dell’informazione, anche attraverso la diffusione di notizie false avvalendosi della potenzialità offerta dalla rete, sia in grado di condizionare le opinioni pubbliche, di indirizzarne gli orientamenti e le scelte non soltanto a livello commerciale».

Sono questioni su cui Confindustria Radio Televisioni lavora da tempo, e che ha ribadito da ultimo al convegno del 21 ottobre scorso, Articolo 21: il diritto di sapere. La concentrazione del potere nelle mani di pochi soggetti, che il presidente Marano ha definito «suprematismo tecnologico», e la manipolazione dell’informazione rappresentano un rischio per la tenuta della democrazia. Una manipolazione che passa dagli algoritmi che decidono che cosa vediamo, premiano la polarizzazione e spingono ai margini ciò che richiede tempo e verifica e soprattutto riconoscibilità e responsabilità: dalle sintesi generative che sostituiscono la fonte, fino alla disinformazione usata come strumento geopolitico. È in gioco l’Articolo 21 della Costituzione, che tutela anche il diritto dei cittadini a essere informati. Per questo chi svolge di fatto una funzione editoriale deve rispondere delle proprie scelte, come già fanno gli editori radiotelevisivi.   

Foto: quirinale.it

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