Radio in auto, il fronte si allarga

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Da Parigi a Bruxelles, fino a Washington: broadcaster, associazioni e governi chiedono FM e DAB+ garantiti su tutti i nuovi veicoli. Il Digital Networks Act è l’occasione per chiudere la falla delle norme UE. L’Italia ha aperto la strada.

La radio in auto non è più una battaglia del solo settore radiofonico. Il Digital Networks Act (DNA), proposto dalla Commissione europea il 21 gennaio 2026, sostituirà il Codice europeo delle comunicazioni elettroniche (EECC). In vista del negoziato, emittenti, associazioni europee e ora anche governi chiedono la stessa cosa: FM e DAB+ di serie su tutti i nuovi veicoli, gratuiti, ben visibili e senza intermediari.

Il nodo è noto (ne abbiamo scritto qui). L’Allegato XI dell’EECC impone che l’autoradio installata sulle nuove autovetture riceva anche la radio digitale terrestre, ma non obbliga a installarla. Alcuni costruttori stanno già sfruttando questa lacuna, eliminando il ricevitore o affidando l’ascolto a piattaforme connesse. E anche quando il ricevitore c’è, il tasto radio rischia di sparire nei sottomenu del display.

Francia: tutta la radio in un unico fronte

Il 21 settembre Radio France, l’Alliance de la Radio (emittenti private) e Les Locales (radio associative) hanno lanciato un appello comune al Governo. Le richieste sono tre. La prima: ricevitori FM e DAB+ su tutti i veicoli nuovi, passeggeri e commerciali. La seconda: un tasto fisico dedicato o la presenza nella schermata iniziale del sistema multimediale. La terza: il sostegno, senza indebolimenti, all’articolo 2 della proposta di legge del senatore Laurent Lafon sulla modernizzazione della radio. La posizione è sostenuta da Arcom, dal Segretariato generale per la difesa e la sicurezza nazionale (SGDSN) e dal Ministero della Cultura. Per i firmatari, l’accesso dei cittadini alla radio non può dipendere da un accordo commerciale tra una casa automobilistica e una piattaforma di streaming.

Pesa l’argomento della resilienza. Durante gli incendi in Gironda sono stati danneggiati decine di chilometri di fibra ottica. Nel blackout spagnolo dell’aprile 2025 le reti mobili sono cadute in pochi minuti, mentre la FM continuava a trasmettere (si veda).

Belgio: una sola voce in Consiglio

In Belgio i media sono di competenza delle tre Comunità linguistiche. Il 22 luglio i rispettivi ministri, Cieltje Van Achter (fiamminga), Jacqueline Galant (francofona) e Gregor Freches (germanofona), hanno firmato una posizione comune: chiunque deve poter accendere la radio in auto subito, senza app, abbonamenti o consumo di dati. Il Belgio porterà la richiesta nel negoziato sul DNA in Consiglio. È una strategia complementare a quella italiana: l’Italia ha agito sul piano nazionale, il Belgio punta direttamente al testo europeo.

Le associazioni europee

L’EBU, nella position paper sul DNA del 18 maggio, chiede un accesso diretto in auto alla radio terrestre analogica e digitale. Non devono esserci intermediari in grado di bloccare, tracciare o deviare l’informazione, e la radio va tutelata come infrastruttura per le situazioni di crisi.

L’AER (di cui CRTV è membro) chiede ricevitori su tutte le categorie di veicoli e un accesso che resti gratuito. Il presidente Stefan Möller lo ha sintetizzato così: la radio «non è un’app, è un’ancora di salvezza».

WorldDAB e Broadcast Networks Europe (BNE), con una dichiarazione congiunta di inizio settembre, chiedono al DNA un quadro «a prova di futuro». La richiesta poggia su una ricerca WorldDAB di giugno 2026 su 8.000 acquirenti di auto in sei Paesi, Italia compresa. L’83% ascolta la radio a bordo, e per la metà degli intervistati è la prima fonte audio in auto (si veda).

Il confronto è arrivato anche al Parlamento europeo, con un policy breakfast AER-EBU ospitato da tre eurodeputati.

Stati Uniti: la AM come infrastruttura di sicurezza

Il 16 settembre la Camera dei Rappresentanti ha approvato l’AM Radio for Every Vehicle Act (H.R. 979). La legge obbliga i costruttori a mantenere la radio AM, senza costi aggiuntivi, su tutti i nuovi veicoli, elettrici compresi. Ora la parola passa al Senato, dove il testo gemello conta oltre 60 cofirmatari. Diversi costruttori avevano eliminato la AM per le interferenze dei motori elettrici, ma ha prevalso la sicurezza nazionale: la rete AM è l’ossatura del sistema di allerta pubblica. In Europa lo stesso argomento vale per FM e DAB+.

L’Italia capofila

L’Italia si è mossa per prima. Nel recepire l’EECC ha anticipato gli obblighi, li ha estesi a tutti i veicoli, anche commerciali, e ha previsto la ricezione sia FM sia DAB+. AGCOM aveva sollecitato il Governo a intervenire per superare la lacuna legislativa UE con un’apposita segnalazione. Nel febbraio 2026 CRTV ha promosso la campagna #RadioInAuto, che ha avuto ampio risalto e appoggio (si veda, ad esempio, l’appello congiunto con le società di collecting). Nel frattempo, CRTV aveva affiancato il MIMIT nella procedura di notifica TRIS: a maggio 2026, dopo diverse interlocuzioni nel merito, la Commissione europea ha dato il nulla osta alla norma che renderebbe obbligatoria la presenza dei ricevitori FM e DAB+ su tutti gli autoveicoli. Ora serve completare il percorso con l’adozione definitiva di tale norma a livello nazionale e portare questo modello nel DNA.

Ovunque gli argomenti sono gli stessi. Resilienza, perché il broadcast funziona quando cadono reti mobili ed energia. Gratuità e accesso universale. Rischio gatekeeper, con cruscotti chiusi in ecosistemi proprietari. E ancora pluralismo e informazione locale, privacy di un ascolto non profilato, tutela degli investimenti nel DAB+.

La radio in auto non è più solo la difesa di un settore: è una questione di sicurezza civile e di sovranità dell’informazione.

Photo credits: Gustavo Fring

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