La “prominence” della radio — ovvero la sua reperibilità e accessibilità nei sistemi digitali — è diventata uno dei temi più delicati nell’agenda di legislatori e regolatori in Europa. Il motivo è semplice: l’automobile, che per decenni ha rappresentato l’ambiente di ascolto più naturale e diretto per la radio, si sta trasformando. I cruscotti analogici cedono il passo a sistemi infotainment connessi, governati da software, interfacce touch e assistenti vocali. In questo nuovo ecosistema, la radio non gode più di quell’accesso diretto e immediato che l’ha sempre contraddistinta, la sua visibilità dipende ora da scelte di design, logiche di ranking e condizioni di integrazione tecnica decise da produttori di veicoli e piattaforme digitali. Il rischio è che la radio (broadcast) sparisca dal cruscotto, con la conseguenza che servizio resiliente, gratuito ed accessibile a tutti, e alternativo in situazioni di emergenza venga relegato dietro menu, app e flussi di selezione guidati da terzi. È una questione tutela dei servizi editoriali e dell’informazione come CRTV ha più volte ribadito (campagna #RadioInAuto/convegno sulla prominence radio TV). Ma anche di governance dell’interfaccia, ossia chi stabilisce la struttura del menu, la presenza di tasti o shortcut, la risposta ai comandi vocali, la priorità tra servizi, la loro reperibilità e gratuità. Gli atri quattro maggiori mercati europei — Germania, Regno Unito, Francia, Spagna — tutti riconoscono il problema, anche se ad oggi con risposte molto diverse.
La Germania: la prominence come obbligo giuridico. Il caso tedesco è il più avanzato sul piano istituzionale. Il Medienstaatsvertrag (MStV) formalizza la reperibilità dei contenuti di interesse pubblico e quindi anche della radio nelle interfacce utente in automobile come requisito giuridico: la radio deve essere raggiungibile al primo livello di selezione, “leicht auffindbar” — facilmente reperibile, in via generale con una sola azione. I fornitori di interfacce devono rendere trasparenti i criteri con cui i contenuti vengono aggregati e presentati. Il passaggio più significativo riguarda proprio l’auto: la ZAK, organismo congiunto delle Autorità dei media dei Länder, ha qualificato i sistemi infotainment di Audi e BMW/Mini come Benutzeroberflächen (interfacce utente), e il Tesla Media Player anche come Medienplattform. È la prima volta che la vigilanza regolatoria si estende ai sistemi di intrattenimento integrati nei veicoli. La conseguenza pratica è diretta: se il sistema in-car è classificato come interfaccia regolata, scattano gli obblighi di reperibilità previsti dal MStV. La Germania tratta dunque la prominence come una questione di compliance dell’architettura di accesso.
Il Regno Unito: findability garantita attraverso gli RSS. Il Media Act 2024 introduce per la prima volta nel diritto britannico una disciplina specifica sui Radio Selection Services (RSS), i servizi che mediano la selezione e l’accesso ai flussi radio su dispositivi connessi. Gli RSS, in particolare quelli tramite comandi vocali, devono garantire che le emittenti britanniche restino accessibili e che, quando l’utente richiede un servizio specifico, lo stream venga riprodotto correttamente e integralmente, senza interruzioni, alterazioni, sostituzioni o sovrapposizioni, ad esempio inserimenti pubblicitari della piattaforma. Le piattaforme non possono inoltre addebitare ai broadcaster radiofonici l’accesso al pubblico tramite la propria infrastruttura. Il modello britannico tutela il contenuto broadcast, ma interviene sull’anello IP e sulle interfacce di accesso – in particolare i servizi vocali. Non viene introdotta una disciplina generale di “prominence radiofonica” (limitata al comparto televisivo), ma una forma di findability garantita attraverso gli RSS. L’implementazione è affidata a Ofcom, al quale il Media Act 2024 attribuisce il compito di definire criteri e metodologia per l’individuazione dei servizi rilevanti e di formulare una raccomandazione al Secretary of State per la loro designazione formale. Nel marzo 2026 Ofcom ha pubblicato lo statement conclusivo del processo istruttorio, indicando come candidati alla designazione i principali servizi vocali operanti nel Regno Unito – Amazon Alexa, Google Assistant e Apple Siri – in quanto rappresentano la quota largamente prevalente dell’accesso alla radio via comandi vocali.La designazione formale resta tuttavia in capo al Governo, sulla base della raccomandazione dell’Autorità, e costituisce il passaggio necessario per rendere pienamente operativi gli obblighi previsti per i Radio Selection Services. Link al documento Ofcom “Designation of Radio Selection Services. Final report to the Secretary of State“
Francia e Spagna: infrastruttura e policy di settore. In Francia il tema è presidiato da Arcom, che nel Livre blanc de la radio del 2024 ha collocato l’automobile tra gli ambienti di ascolto strutturalmente centrali per il mezzo. I dati Médiamétrie confermano la stabilità dell’ascolto “en voiture” su più stagioni, con la vettura che si consolida come luogo principale d’ascolto. La strategia francese punta sulla presenza della radio su tutte le reti — FM, DAB+, IP — come condizione di continuità d’accesso: il rischio evocato è quello di aree “no FM, no DAB+, no IP”, dove la radio semplicemente non arriva. Il DAB+ assume peso strategico rilevante, ma Arcom non ha ancora prodotto una regolazione delle interfacce in-car paragonabile a quella tedesca.In Spagna il percorso si sviluppa su due binari. Sul piano industriale, Radioplayer España ha presentato una soluzione per auto connesse (che integra FM, DAB+ e IP), rispondendo operativamente al rischio di marginalizzazione della radio nei sistemi infotainment digitali delle nuove autovetture. Sul piano istituzionale, il Ministero per la Trasformazione Digitale ha avviato nel 2025 un progetto di Real Decreto per l’impulso al DAB+, con l’obiettivo di modernizzare l’infrastruttura di diffusione mantenendo la coesistenza con FM/AM. Il legame con la prominence in auto è indiretto ma sostanziale: un segnale broadcast forte e capillare può competere, sul piano dell’esperienza d’uso, con ambienti puramente app-based.
Il contesto italiano. In Italia la prominence radiofonica – prevista nel Tusma anche per la radio in quanto servizio di interesse generale ai sensi dell’art. 7a della Direttiva SMAV – è oggetto di un tavolo dedicato avviato presso Agcom. Il dibattito sulla salvaguardia del mezzo radiofonico si è concretizzato nella proposta di una norma specifica sull’obbligatorietà della presenza dei ricevitori FM e DAB+ nelle autovetture. Tale iniziativa legislativa, auspicata e sostenuta da Confindustria Radio Televisioni, mira a garantire che l’utente mantenga sempre l’accesso alla tecnologia broadcast tradizionale, indipendentemente dalle evoluzioni dei servizi connessi. L’iter di adozione della norma è attualmente vincolato all’esito dell’interlocuzione tecnica tra il Ministero delle Imprese e del Made in Italy (MIMIT) e la Commissione Europea, necessaria per verificare la compatibilità della misura con il quadro normativo comunitario sulla concorrenza e sul mercato unico.
Il denominatore comune. Al di là delle differenze di approccio — regolazione delle interfacce in Germania, regolazione dei servizi di selezione nel Regno Unito, policy infrastrutturale in Francia e Spagna — emerge una convergenza di fondo. In nessuno dei mercati analizzati la soluzione IP-only è considerata sufficiente per garantire un accesso strutturale alla radio, in particolare in mobilità. Il broadcast — analogico o digitale terrestre — mantiene un peso strategico elevato. L’ibrido è visto come evoluzione necessaria; l’IP da solo non è ritenuto base sufficiente per assicurare visibilità duratura nei sistemi connessi. Il denominatore comune è la consapevolezza istituzionale che l’accesso alla radio non è neutrale: è mediato da scelte tecniche e commerciali di soggetti terzi. E che l’automobile — nonostante le differenze di reach tra i mercati, con valori che variano da circa 20 a oltre 40 milioni di ascoltatori settimanali — rimane un terreno decisivo su cui si gioca il futuro del mezzo.
Fonte: Ufficio Studi CRTV su fonti varie
Photo credits: Gustavo Fring


