Copyright e IA: due analisi e un tentativo di sintesi del Parlamento europeo

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Il rafforzamento e la remunerazione dei contenuti utilizzati per l’addestramento dell’IA, i meccanismi di opt-out, le licenze collettive e la calibrazione quantitativa delle royalty sono oggi al centro del dibattito europeo.

Negli ultimi mesi abbiamo documentato come il Parlamento UE stia approfondendo il rapporto tra IA, copyright e i relativi quadri normativi, sia attraverso la recente analisi dell’High Level Group (HLG) su DMA e diritto d’autore (cfr. news e documento), sia con un precedente studio pubblicato nell’estate 2025.

Nell’analisi più recente dell’HLG (v. news e documento di riferimento) emerge una possibile sintesi, la cui traduzione normativa resta da definire. Il documento si conclude con una posizione chiara:

“Il dibattito su copyright e IA viene spesso presentato come un conflitto a somma zero tra creatori e aziende tecnologiche. La nostra analisi mostra che questa visione è fuorviante. La maggior parte dei benefici derivanti dall’IA ricade sui consumatori: le politiche devono preservare tali benefici garantendo al contempo che i creatori continuino a fornire dati nuovi e di alta qualità, indispensabili per il progresso futuro. Una licenza statutaria, progettata e implementata con cura, offre un compromesso pragmatico: garantisce un ampio accesso, sostiene gli incentivi e riduce i costi. In questo modo, fornisce un percorso praticabile per l’Europa (e non solo) per bilanciare produzione culturale e innovazione tecnologica nell’era dell’IA.”

Secondo i redattori dell’HLG, queste conclusioni sono in piena continuità con lo studio del Parlamento europeo Intelligenza artificiale generativa e copyright: addestramento, creazione, regolamentazione (Lucchi, 2025), presentato nel workshop dedicato a diritto d’autore e IA generativa. Lo studio aveva già messo in luce la tensione tra le pratiche di training dei modelli e le eccezioni europee per il text and data mining, oltre allo status ancora incerto dei contenuti generati dall’IA:

“Si tratta di sviluppi che comportano rischi strutturali per il futuro della creatività in Europa, dove un ricco e diversificato patrimonio culturale dipende dalla tutela e da una remunerazione equa degli autori”.

Il rapporto chiedeva regole chiare sulla distinzione tra input e output, meccanismi di opt-out armonizzati, obblighi di trasparenza e modelli di licenza equi.

Il documento dell’HLG conferma questa impostazione: entrambe le analisi sconsigliano l’opt-out come base per l’addestramento dell’IA commerciale e convergono su un meccanismo di remunerazione statutario a livello UE, gestito in forma collettiva. Sottolineano inoltre la necessità di una trasparenza verificabile attraverso audit e ribadiscono che il tracciamento a livello di singolo contenuto è irrealistico, suggerendo invece una ripartizione basata su dati aggregati.

La differenza principale sta nell’approccio: lo studio del Parlamento privilegia la coerenza giuridica e propone un’eccezione non rinunciabile con remunerazione obbligatoria, insieme a innovazioni istituzionali come il Three-Pillar Accountability Test e una AI & Copyright Unit; l’analisi dell’HLG adotta invece una prospettiva economica, puntando sull’ottimizzazione del benessere totale e proponendo una calibrazione quantitativa delle royalty con fasce di tolleranza.

Considerate insieme, le due analisi sembrano delineare una possibile roadmap per la politica europea: finanziare il flusso creativo, mantenere ampio l’accesso e garantire un’amministrazione snella, verificabile e applicabile. Un tentativo di sintesi e quadratura del cerchio che possa conciliare tutela degli autori e sviluppo dell’IA generativa.

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