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IA: Consiglio UE sull’Omnibus VII e relazione Europarlamento; AgoràEU finanzia i media; DMA, i gatekeeper aggiornano i report, aumenta la complessità per l’enforcement.

IA, la posizione  del Consiglio UE su “Omnibus VII”: più tempo per le regole e nuovi divieti sui contenuti abusivi. Il Consiglio dell’UE ha definito la propria posizione sulla proposta di semplificazione delle norme sull’intelligenza artificiale, parte del pacchetto “Omnibus VII” volto a rendere più chiaro e applicabile il quadro normativo digitale europeo. La proposta della Commissione prevede, tra le principali misure, una proroga fino a 16 mesi per l’entrata in vigore delle regole sui sistemi di IA ad alto rischio, per allinearle alla disponibilità di standard tecnici adeguati, agevolazioni estese anche alle imprese small mid-caps, una riduzione mirata degli obblighi e maggiori possibilità di utilizzo di dati sensibili per individuare e correggere bias. Il Consiglio ha confermato l’impianto generale introducendo alcune novità: il divieto esplicito di sistemi di IA per la creazione di contenuti sessuali non consensuali o pedopornografici e un calendario preciso per l’applicazione delle norme –  2 dicembre 2027 per i sistemi autonomi e 2 agosto 2028 per quelli integrati nei prodotti.Tra le altre modifiche, il ripristino dell’obbligo di registrazione dei sistemi ad alto rischio nella banca dati UE, criteri più stringenti sull’uso dei dati personali e nuove linee guida della Commissione a supporto delle imprese.

IA e copyright, il Parlamento UE chiede trasparenza e compensi equi per i creatori. Il Parlamento europeo chiede maggiore tutela per il settore creativo nell’era dell’intelligenza artificiale. Con 460 voti a favore, gli eurodeputati hanno approvato una relazione del relatore Axel Voss (Germania, PPE) che sollecita l’applicazione piena del diritto d’autore a tutti i sistemi di IA generativa presenti nel mercato UE, indipendentemente dal luogo di addestramento. Tra le priorità indicate figurano trasparenza e remunerazione equa: i fornitori di IA dovranno dichiarare in modo dettagliato le opere utilizzate per l’addestramento, mentre autori, editori e creatori dovranno essere compensati per l’uso dei loro contenuti, anche retroattivamente. Il Parlamento esclude soluzioni basate su licenze globali forfettarie e propone invece la creazione di un nuovo mercato europeo delle licenze, includendo accordi collettivi volontari.Gli eurodeputati chiedono inoltre che i titolari dei diritti possano vietare l’uso delle proprie opere nei dataset di training, attraverso un registro gestito a livello UE. Particolare attenzione è riservata ai media: le testate dovrebbero essere compensate per la perdita di traffico e ricavi causata dall’IA e poter rifiutare l’utilizzo dei propri contenuti.Infine, il Parlamento chiarisce che i contenuti generati interamente dall’IA non devono beneficiare della protezione del copyright e chiede misure contro la diffusione di contenuti manipolati.

AgoraEU, Consiglio UE: più fondi a innovazione, pluralismo e giornalismo, per tutti i media. Il Consiglio UE punta a rafforzare il settore dei media con il nuovo programma “AgoraEU” per il periodo 2028–2034. Secondo l’ultima proposta di compromesso della Presidenza (5 marzo), il nuovo filone “MEDIA+” sosterrà TV, cinema ed editoria digitale, radio e podcast, riconoscendoli come servizi chiave. Il programma prevede finanziamenti per la creazione e distribuzione di contenuti, lo sviluppo del pubblico, l’innovazione e la cooperazione transfrontaliera, con l’obiettivo di promuovere libertà dei media, pluralismo e giornalismo indipendente. Particolare attenzione è riservata al settore dell’informazione, la proposta mira a rafforzare la sostenibilità del giornalismo professionale e a sostenere media locali e regionali, soprattutto nelle aree con scarsa copertura informativa (“news deserts”). Sono previsti inoltre interventi per favorire la trasformazione digitale, nuovi modelli di business e la formazione, con focus sui piccoli operatori. Il piano include anche misure contro la disinformazione e le interferenze straniere, iniziative per migliorare l’alfabetizzazione mediatica e digitale dei cittadini, anche in relazione all’uso dell’intelligenza artificiale.

DMA, terzo report di conformità dei gatekeeper: strategie più complesse mettono alla prova l’enforcement UE. Le grandi piattaforme digitali designate come “gatekeeper” dal Digital Markets Act (DMA) hanno presentato alla Commissione europea il terzo aggiornamento dei report di conformità, illustrando le misure adottate nell’ultimo anno per rispettare gli obblighi previsti, in particolare sull’uso dei dati e la profilazione dei consumatori.I report di Alphabet, Amazon, Apple, ByteDance, Meta e Microsoft mostrano un’evoluzione nelle strategie: si passa da approcci generici a interventi più tecnici e dettagliati, segno di un confronto sempre più approfondito con Bruxelles. Tuttavia, le aziende sembrano aver abbandonato l’iniziale atteggiamento attendista per adottare soluzioni complesse, sia sul piano tecnico sia legale. Secondo alcuni, queste strategie rischiano di aggirare lo spirito della normativa, pur rispettandone formalmente i requisiti. Tra gli esempi citati, le modifiche di Alphabet sul sideloading e la revisione delle commissioni di Apple, pensate per adattarsi alle decisioni della Commissione senza cambiare radicalmente i modelli di business.In questo contesto, l’efficacia del DMA dipenderà sempre più dalla capacità della Commissione di analizzare e contrastare tali meccanismi complessi, garantendo un’applicazione sostanziale – e non solo formale – delle regole. I gatekeeper hanno trasmesso alla Commissione anche report aggiornati – certificati da audit indipendenti – sulle tecniche di profilazione dei consumatori. Le versioni pubbliche dei report di conformità e le sintesi non riservate sulla profilazione sulla pagina dedicata al DMA della Commissione europea.

Digital Fairness Act, aziende e consumatori divisi. Divergenze sull’Europa digitale: il prossimo Digital Fairness Act (DFA) divide aziende e consumatori. Una coalizione di 34 associazioni di imprese, inclusa la European Tech Alliance chiede alla Commissione di “rallentare e ripensare” il provvedimento, temendo complessità normativa e costi aggiuntivi. Al contrario, quasi 200 organizzazioni di consumatori e diritti digitali chiedono un DFA ambizioso, per contrastare pratiche online manipolative come dark patterns e design dipendente, giudicando insufficienti le norme esistenti. L’obiettivo: aggiornare la legislazione europea sui consumatori senza semplificare a scapito della tutela.

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